Stritolati dal pizzo, a Torre Annunziata ci sono negozi che pagano i clan da 26 anni

Ciro Formisano,  

Stritolati dal pizzo, a Torre Annunziata ci sono negozi che pagano i clan da 26 anni

A Torre Annunziata il pizzo, per molti commercianti, è una tassa fissa da pagare ogni mese senza fiatare. Un modo per comprarsi la “tranquillità” in un territorio in mano alla camorra. Un incubo senza uscita che in alcuni casi può durare anche oltre vent’anni, una vita intera. E’ il caso del titolare di un negozio che avrebbe pagato ai Gionta la tangente addirittura per ventisei anni (dal 1995 ad oggi). Ma non è l’unico. Nelle carte dell’ultima indagine sugli affari dei Valentini emerge chiaramente come la cosca possa contare sulla “fedeltà” e sul silenzio omertoso di decine di negozianti e imprenditori del territorio che ricade sotto il dominio dei Gionta. Commercianti impauriti dall’idea di finire vittime di raid e ritorsioni e pronti ad aprire la cassa consegnando alla camorra un pezzo della loro fatica quotidiana. Sotto scacco ci sono tutti: pasticcerie, pescivendoli, negozi di alimentari e persino scuole guida. Gli episodi contestati agli indagati sono quattro, ma il sospetto che si annida tra le pagine di quell’inchiesta è che nel libro mastro del pizzo in mano agli esattori dei Valentini ci siano tante altre imprese. Diverse centinaia di attività commerciali sono costrette a pagare la tangente alla camorra. E chi non riesce a mettere insieme i soldi del racket decide di scappare. Nell’ultimo anno sono 18 le attività commerciali che hanno deciso di abbandonare la città, trasferendosi altrove. Scelte legate, spesso, proprio alla ferocia della camorra e alle sempre più asfissianti richieste estorsive dei clan. A Torre Annunziata, d’altronde, il pizzo è da sempre una delle principali fonti di guadagno delle cosche attive sul territorio. Anche per questo chiudere i rubinetti del pizzo potrebbe rappresentare un colpo fatale per la camorra.

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