Castellammare. Racket, arrestato l’ultimo boss del clan Cesarano

Tiziano Valle,  

Castellammare. Racket, arrestato l’ultimo boss del clan Cesarano

E’ finito in carcere ieri mattina Vincenzo Cesarano, alias ‘o mussone, l’ultimo boss ancora in libertà del clan di Ponte Persica. Il cugino del padrino Ferdinando Cesarano è stato fino a ieri il reggente della cosca che controlla tutti gli affari criminali tra la periferia nord di Castellammare di Stabia e Pompei. A stringergli le manette ai polsi sono stati i carabinieri del comando provinciale di Salerno, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che tra il 2017 e il 2020 hanno indagato sul business delle estorsioni tra Scafati, Castellammare, Santa Maria la Carità e Pompei.Diversi i reati che vengono contestati a Vincenzo Cesarano, che dalla sua abitazione di Ponte Persica, alla periferia stabiese, negli ultimi anni ha provato a rimettere insieme i cocci di un clan che ha subito numerosissimi arresti.Il boss, conosciuto come ‘o mussone, è tornato in libertà proprio mentre gli investigatori chiudevano il cerchio sul capoclan Luigi Di Martino, ‘o profeta, che durante il suo periodo di reggenza, in accordo con Giovanni Cesarano (conosciuto come Nicolino) e il ras Raffaele Belviso aveva messo le mani anche sulla vicina Scafati, a suon di attentati e minacce nei confronti dei boss delle cosche scafatesi.Lo scontro maggiore, in quel periodo, si era consumato con Giuseppe Buonocore, genero di Franco Matrone, alias franchino ‘a belva, che una volta scarcerato stava riformando il clan del suocero con l’intenzione di riprendere il controllo di tutti gli affari illeciti a Scafati.Quando gli investigatori cominciano a indagare sulle bombe carta esplose contro un bar gestito dalla famiglia di Buonocore e colpi di pistola sparati verso la sua abitazione – su ordine di Luigi Di Martino, secondo l’Antimafia -, Vincenzo Cesarano è ancora in carcere. Tornerà in libertà poco dopo, per una sorta di staffetta con Di Martino che nel frattempo finisce in cella assieme a tutti gli altri componenti del suo gruppo.Cambiata la guida del clan, cambiano anche gli equilibri criminali. Giuseppe Buonocore, attraverso Ferdinando Cirillo, alias ‘o battlamiere, che ha rapporti con quasi tutte le cosche dell’area vesuviana, riesce a riallacciare i contatti con Vincenzo Cesarano. La pax mafiosa mette fine alla guerra per il controllo degli affari illeciti a Scafati e addirittura è Cesarano a contattare alcuni imprenditori che pagano il pizzo in quella zona dicendogli: «Dobbiamo dare una mano a Peppino (Giuseppe Buonocore, ndr)».Favori che vengono ricambiati. Perché quando Buonocore riesce ad comprare per appena 45mila euro una società che noleggia slot machine, si preoccupa subito di regalare 5mila a Cesarano assieme a un cesto di alimenti in segno di rispetto. Rapporti di “buon vicinato” camorristico che hanno consentito al boss di Ponte Persica di portare avanti anche l’affare del racket sulle slot machine installate in bar e locali di Castellammare e Pompei.

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