Torre Annunziata, il killer di Cerrato doveva uccidere ancora. «Il boss del Quarto Sistema deve morire»

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, il killer di Cerrato doveva uccidere ancora. «Il boss del Quarto Sistema deve morire»

Per l’Antimafia non era un semplice affiliato dei Gionta che avrebbe messo a disposizione della camorra la sua “fedeltà”. Era un killer che assieme agli altri affiliati pianificava gli omicidi dei boss rivali.  La morte era nel destino di Antonio Cirillo, giovane affiliato del clan dei Valentini che il 19 aprile scorso ha ucciso con una coltellata al petto Maurizio Cerrato, il sessantunenne ammazzato in un garage di via IV Novembre per aver difeso sua figlia dopo una banale lite per un posto auto. Delitto che lo stesso Cirillo ha confessato di aver eseguito nell’ambito delle indagini che lo hanno portato dietro le sbarre, a maggio, con l’accusa di omicidio volontario. Ma il suo nome è tornato di strettissima attualità nei giorni scorsi, destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Per la Dda Cirillo è un affiliato dei Gionta, uno dei componenti della nuova cupola di Palazzo Fienga costruita dal boss Giuseppe Carpentieri, genero del padrino Valentino Gionta. Cirillo è accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso e dalle carte di quell’indagine emergerebbe, secondo i pm, anche il suo coinvolgimento nella pianificazione di alcuni delitti che i Gionta volevano realizzare. Agguati che vedevano come potenziali obiettivi i boss del Quarto Sistema, il nuovo sodalizio criminale che voleva spodestare i vecchi padrini di Torre Annunziata. E nella lista nera del clan c’era, in particolare, Salvatore Carpentieri, alias “Tore viola”, ritenuto una delle figure di punta della nuova cosca. Di lui parlano proprio Cirillo, soprannominato “denti gialli” e Salvatore Palumbo, ‘o maccato, entrambi indagati e arrestati nell’ambito dell’ultima inchiesta della Dda. I due si trovano nell’auto di Palumbo il 25 luglio del 2020 quando iniziano a parlare del piano per uccidere “Tore viola”. «Lo alziamo in cielo, specialmente a quel Tore Viola», dice Palumbo intercettato dall’Antimafia. «Lo alziamo in cielo, gli togliamo il casco dalla testa e gli schiattiamo la faccia», ripete sempre l’uomo dei Gionta. Cirillo replica gelido: «la prima cosa ce lo mangiamo zio», riferendosi al fatto – secondo i pm – di essere pronto a partecipare all’agguato ai danni del boss rivale. Tra l’altro a conferma del ruolo chiave assunto da Cirillo nel clan ci sono anche i timori dei Gionta che il giovane affiliato possa essere bersaglio di qualche agguato, come ribadito anche dal gip nel provvedimento cautelare. Nove mesi dopo quella conversazione nell’auto di Palumbo sul piano per ammazzare Carpentieri, Cirillo entrerà in quel garage di Torre Annunziata assieme a suo padre, Francesco e a Giorgio e Domenico Scaramella. Sono loro i 4 indagati accusati di aver ammazzato Maurizio Cerrato. Un onesto padre di famiglia vittima innocente della folle violenza che regna a Torre Annunziata, un uomo di sessantuno anni ucciso da una pugnalata al petto sferrata, secondo la Dda, da uno dei nuovi ras al servizio dei Gionta.

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