La guerra di camorra di Torre Annunziata, anche un minorenne sulla lista nera dei killer

Ciro Formisano,  

La guerra di camorra di Torre Annunziata, anche un minorenne sulla lista nera dei killer

I nuovi boss del Quarto Sistema volevano colpire la nuova cupola dei Gionta. E per farlo erano disposti anche ad ammazzare un ragazzino minorenne. E’ uno dei retroscena che emergono dall’ultima inchiesta dell’Antimafia sulla guerra di camorra che per oltre un anno ha tenuto in scacco Torre Annunziata. Una guerra che ha visto contrapposti i Gionta, la storica cosca che da 40 anni detta legge in città e il nuovo sodalizio criminale messo in piedi da figli e nipoti di boss ammazzati proprio dai Valentini agli inizi del 2000. Una catena di odio e violenze mai spezzata, capace di produrre decine di agguati e un omicidio: il delitto costato la vita a Francesco Immobile, uomo ritenuto vicino ai Gallo, ucciso il 12 settembre scorso in piazza Sant’Alfonso. Un massacro per il quale sono stati arrestati 3 dei presunti sicari. Tra loro anche un minorenne: Alfredo Longobardi, figlio di Gennaro, boss dei Gionta al 41-bis. Longobardi è accusato dalla procura di Torre Annunziata di aver esploso 4 colpi di pistola contro la vittima da distanza ravvicinata. E proprio quel ragazzino accusato di aver ucciso per il clan sarebbe finito nella lunga lista nera del Quarto Sistema. Un dato che emergerebbe, secondo gli inquirenti e il gip che ha firmato l’ordinanza, da alcune intercettazioni tra familiari e soggetti vicini agli stessi Gionta. Dagli indizi raccolti dall’Antimafia e dalle indagini che hanno provato a ricostruire la tela della guerra tra cosche viene però fuori che i nuovi boss del rione Penniniello erano pronti a colpire anche altri esponenti dei Gionta. A cominciare da Giuseppe Carpentieri, indicato come il padrino della nuova cupola. Carpentieri è stato vittima di un raid armato a maggio dello scorso anno riuscendo a salvarsi miracolosamente dalla furia dei sicari. Per l’Antimafia a sparare furono i fratelli Pasquale e Luca Cherillo, entrambi ritenuti organici al Quarto Sistema ed entrambi nipoti di Natale Scarpa, ras dei Gallo assassinato proprio dai Gionta nel 2006. Tra maggio e agosto del 2020 i ras del Penniniello, si legge nel provvedimento cautelare, erano alla «frenetica ricerca di obiettivi dei Valentini da colpire». E nel mirino dei boss che volevano spodestare i Gionta sarebbe finito anche Salvatore Palumbo, alias ‘o maccato, indagato in quest’inchiesta e vittima di un raid armato. Ha rischiato la vita un altro dei soldati dei Gionta arrestati nel blitz di qualche giorno fa. Si tratta di Michele Guarro, colpito da alcuni colpi di pistola il giorno prima dell’omicidio di Immobile. Non a caso gli inquirenti sostengono che ci sia una relazione tra i due episodi criminali. Una lunghissima scia di sangue e agguati che hanno caratterizzato lo scontro tra le due fazioni in lotta per il controllo del territorio. Uno scontro bloccato dalla controffensiva dello Stato e dalla doppia inchiesta che ha portato dietro le sbarre sia i componenti della nuova cupola dei Gionta che i presunti assassini dell’uomo ammazzato davanti alla chiesa di Sant’Alfonso due mesi fa.

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