La pista del racket dietro i raid intimidatori a Boscoreale e San Giuseppe Vesuviano

Andrea Ripa,  

La pista del racket dietro i raid intimidatori a Boscoreale e San Giuseppe Vesuviano
Il negozio danneggiato di San Giuseppe Vesuviano

La saracinesca è stata completamente divelta, l’insegna spaccata in due dalla potenza del boato. L’albero di Natale all’interno del negozio è acceso, ma c’è poca aria di festa. Qualcuno guarda e passa, mentre scorge la porta di vetro in frantumi che un tempo delimitava l’ingresso al negozio di telefonia; altri si fermano provano a portare la propria solidarietà ai titolari dell’attività commerciale finita nel mirino dei criminali la notte prima. Una bomba, un ordigno artigianale, è stato lasciato davanti al centro di telefonia 3-Wind del centro storico di San Giuseppe Vesuviano. E’ stato piazzato proprio davanti alla serranda, un avvertimento in pieno stile camorristico indirizzato ai proprietari del negozio e su cui è stata aperta un’inchiesta. In piazza Garibaldi, all’ombra del Santuario di San Giuseppe, c’è chi scruta da lontano il via vai di auto dei carabinieri che per tutta la mattinata stazioneranno poco distante dalla struttura. Prima per effettuare i rilievi del caso dopo la chiamata, nel cuore della notte, alle forze dell’ordine. Poi per l’acquisizione delle immagini della telecamere di videosorveglianza piazzata sopra al negozio che potrebbe aver ripreso le fasi cruciali del raid intimidatorio. Nonostante le rassicurazioni dei titolari dell’attività commerciale che hanno spiegato di «non aver mai ricevuto richieste di pizzo», la pista maggiormente battuta dagli investigatori – l’indagine coordinata dalla procura di Nola è affidata ai carabinieri – è quella del raid a scopo estorsivo. Un avvertimento che arriva nei giorni che l’Antimafia cruciali per quanto riguarda questo tipo di attività illecite. Le festività di Natale, del resto per la criminalità organizzata sono scadenze per il pagamento del racket. Da sempre, sono tre le rate del pizzo da riscuotere. Una a Pasqua, una a Ferragosto e l’ultima proprio a Natale. La camorra, crisi o non crisi, pandemia o no, batte cassa soprattuto perché i soldi delle estorsioni li usa  per pagare gli «stipendi» alle famiglie di chi è in carcere anche per evitare pentimenti. Ma la notte tra mercoledì e giovedì è stata particolarmente turbolenta anche nella vicina Boscoreale – meno di dieci chilometri di distanza – dove sono stati esplosi colpi di pistola contro un bar di via Marchesa. I sicari hanno fatto fuoco contro un’attività commerciale al civico 86, quattro fori di proiettili nella serranda. Anche in questo caso si segue la pista del racket. Due raid, due avvertimenti ora sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Le responsabilità potrebbero essere in capo a due cosche, unite però a doppio filo da alleanze solide. A San Giuseppe Vesuviano, dove è stato preso di mira un negozio di telefonia con una bomba artigianale fatta esplodere davanti alla saracinesca, comanda il clan Fabbrocino. A Boscoreale, dove sono stati esplosi colpi di pistola contro la serranda di un bar, ci sono i gruppi criminali degli Annunziata-Aquino, legati proprio ai Fabbrocino.

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