Ancora sangue a Pompei, rischia la vita il ventunenne accoltellato dal fratello

Salvatore Piro,  

Ancora sangue a Pompei, rischia la vita il ventunenne accoltellato dal fratello

Sabato sera di sangue, violenza e follia in città: due giovani accoltellati e feriti quasi a morte. Al momento in cui scriviamo, un ragazzo di 21 anni, residente a via Andolfi, è in pericolo di vita. Un altro giovane, Antonio Ciaravola, 35enne pizzaiolo di Pompei, ha già subito tre delicati interventi chirurgici – l’ultimo ieri all’alba – presso l’Ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. La prognosi, in quest’ultimo caso, resta riservata. Il pizzaiolo dovrebbe cavarsela, ma rischia la paralisi completa del braccio destro perché colpito da due violente coltellate inferte tra il collo e l’aorta. E’ stato l’ennesimo sabato sera choc di Pompei: aperto da una banale lite tra due pizzaioli, poi sfociata nel sangue dentro la cucina del famoso ristorante per turisti Alleria, in via Sacra, e proseguito all’interno di un’abitazione privata a via Andolfi. Dove un 25enne incensurato ha accoltellato suo fratello: un solo fendente alla gamba, però secco, preciso. Quasi fatale. La vittima, quattro anni più giovane, dopo l’intervento dei carabinieri e dei sanitari del 118, è ora ricoverata all’Ospedale Monaldi di Napoli. Dove lotta contro la morte, secondo i medici è “in pericolo di vita”. Ad armare l’aggressore – arrestato infine dai carabinieri della stazione di Pompei (agli ordini del luogotenente Angelo Esposito) e della sezione operativa di Torre Annunziata (diretti dal maggiore Simone Rinaldi) – è stata una lite scoppiata tra le mura domestiche per futili motivi. Il litigio tra fratelli sarebbe scaturito a causa di vecchie discussioni economiche, una banale questioni di soldi. Tanto sarebbe però bastato all’aggressore – accusato di lesioni gravissime, ora il 25enne è ai domiciliari in attesa di giudizio – per impugnare un coltello da cucina, così pugnalando suo fratello più piccolo alla gamba. Sempre con un grosso coltellaccio, intorno alle ore 20, poco prima del sangue versato in via Andolfi, Antonio Ciaravola, il pizzaiolo del centro cittadino, è stato “punito” da un collega: D.S.A., 22enne incensurato di Pompei, ora è in carcere a Poggioreale con l’accusa di tentato omicidio. Qui le indagini sono affidate ai poliziotti che, diretti dal vicequestore Antonella Palumbo, avrebbero però chiuso il cerchio. Anche sul movente. Banale così come nella lite in casa tra fratelli. “Finalmente, adesso, la smetterà di bestemmiare. Antonio, in cucina, bestemmiava sempre Dio e la Madonna, che per me è come una seconda mamma”. Questo il folle movente che avrebbe spinto D.S.A., 22enne pompeiano, ad accoltellare il collega. A raccontarlo ai poliziotti è stata una testimone oculare, una terza dipendente. Il proprietario del locale, invece, non ha assistito alla scena: era troppo presto, si stavano ancora apparecchiando i tavoli, l’imprenditore sarebbe arrivato solo dopo. Il pizzaiolo Antonio Ciaravola, dopo l’arrivo dei soccorsi, è stato trasferito in ambulanza all’Ospedale di Castellammare. Qui, tra sabato e domenica notte, ha subito tre operazioni chirurgiche. La primo è stata necessaria per amputargli parzialmente una delle dita della mano sinistra. Il pizzaiolo ha infatti così parato una delle due coltellate subite. Una mossa istintiva, ma che gli avrebbe salvato la vita. La sua mano sinistra, che ha agito disperatamente per evitare i colpi, avrebbe evitato che la lama del coltello squarciasse inesorabilmente la vena aorta del collo.

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