Castellammare e Scafati, le mani dei Cesarano sui cantieri edili. Il pentito: «Ogni ditta paga 5mila euro»

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Castellammare e Scafati, le mani dei Cesarano sui cantieri edili. Il pentito: «Ogni ditta paga 5mila euro»

Negli anni in cui ha fatto parte del clan Cesarano era un esattore del pizzo. Un soldato della camorra incaricato di riscuotere le tangenti imposte dalla cosca a tutti gli imprenditori. Tangenti su tutto: dalle slot machine ai lavori, dagli appalti ai cantieri. Ed è proprio il racket sull’edilizia uno dei grandi business che hanno arricchito per decenni la camorra vesuviana. Un affare sul quale ha messo le mani anche Andrea Spinelli, detto Dario, esattore del pizzo del clan di Ponte Persica sul territorio di Scafati. Spinelli oggi è un collaboratore di giustizia, l’unico pentito di un clan ricco e feroce che da decenni tiene in scacco l’area vesuviana. La cosca fondata dal boss Ferdinando Cesarano voleva ampliare i propri confini territoriali, estendendosi dalla periferia di Castellammare e Pompei fino al cuore della cerniera che divide le province di Napoli e Salerno. E per farlo la cupola del clan guidata negli ultimi anni dal boss Luigi Di Martino, alias ‘o profeta, avrebbe tessuto le trame di una ragnatela estorsiva su tutto il territorio di Scafati. Affidando proprio a Spinelli il compito di raccogliere le estorsioni. Il battesimo dell’ex esattore della camorra avvenne nel bar sequestrato a Giovanni Cesarano, luogotenente di Luigi ‘o profeta e braccio armato del boss nell’affare del racket. A battezzare l’ingresso nella cosca di Spinelli sarebbe stato proprio Di Martino, oggi recluso al regime del 41-bis. “Mi disse quello che dovevo fare. Ma che non avrei mai dovuto fare il nome del clan”. Il piano di Di Martino, secondo la Dda di Salerno, era chiaro: sfruttare il vuoto di potere lasciato dagli arresti che avevano decapitato il clan Matrone e conquistare Scafati assieme ai Ridosso, storici alleati della cosca di Ponte Persica. L’esattore del pizzo si sarebbe occupato di riscuotere le tangenti imposte dal clan alle attività commerciali finite sul libro nero del pizzo nelle mani di Giovanni Cesarano. “Andavo da solo a riscuotere le tangenti, solo quando c’erano problemi andavo assieme a Cesarano”. Anche grazie ai racconti di Spinelli l’Antimafia di Napoli e Salerno ha assestato colpi durissimi alla cosca, decapitando la cupola del clan guidata prima da Nicola Esposito, detto ‘o mostro, poi da Luigi Di Martino e infine da Vincenzo Cesarano, alias ‘o mussone, arrestato nell’ultimo blitz di qualche settimana fa con l’accusa di essere il referente di punta del clan. Ma Spinelli ha raccontato agli inquirenti anche di un altro business gestito dal clan sul territorio di Scafati. Il racket sui cantieri edili. Un vecchio affare per la camorra che la cosca avrebbe deciso di esportare anche a Scafati mettendo insieme cifre enormi. Il pentito, in un verbale finito agli atti dell’ultima inchiesta che ha travolto il clan parla proprio di una estorsione commessa ai danni di alcune aziende impegnate nei lavori di ristrutturazione di “5 o 6 palazzine” a Scafati. “Fu una delle prime estorsioni che feci per i Cesarano”, dice Spinelli. “Per ogni immobile ci fu pagata una somma di 4.000 o 5.000 euro. Io parlai con ogni imprenditore che operava in ogni palazzina ed ognuno di loro versò la tangente”. Un affare da oltre 20.000 euro. Soldi che Spinelli racconta di aver consegnato proprio a Giovanni Cesarano. “In quel periodo – dice il collaboratore di giustizia ai pm – io facevo estorsioni a tappeto”. Una morsa che nel 2017 (periodo di riferimento dei racconti di Spinelli – aveva avvolto decine di imprese. Attività commerciali che grazie alle inchieste dell’Antimafia hanno potuto spezzare le catene della paura e liberarsi dalla ragnatela del racket. Indagini che hanno portato a decapitare la cupola di uno dei clan più ricchi e potenti della provincia di Napoli.

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