Il Covid, la crisi e un futuro tutto da costruire

Raffaele Schettino,  

Il Covid, la crisi e un futuro tutto da costruire

È stato un anno duro. E sarà duro anche quello che verrà, inutile ricercare sfumature eufemistiche. Sarà duro perché resta da sconfiggere il Covid, sarà duro per la crisi economica e sociale che continua a dividere e a distanziare. Il futuro è un punto interrogativo pesante come un macigno sulla voglia di ricominciare a vivere, migliaia di famiglie e centinaia di imprese s’aggirano sulle macerie di uno scenario post bellico dentro il quale la povertà galoppa e l’assistenzialismo, talvolta, è l’unica fonte di guadagno, non sempre benedetta.

Nei prossimi mesi i dibattiti sul Covid, spesso vuoti e fuorvianti, continueranno a spingere tutto il resto nel blackout. Il rischio è di avere ancora la scusa per non agire, per non affrontare, ognuno per la propria competenza, le emergenze che abbiamo messo in standby accanto alle nostre emozioni. E nel frattempo, tutt’intorno a noi continuerà a consumarsi ogni cosa, persino la dignità. Giorno per giorno, il Covid, la crisi e la vita sospesa ingrassano le istituzioni inadeguate, per esempio, alimentano l’indifferenza, l’egoismo, la violenza, la rassegnazione, tutto quel che serve alla camorra per arare, seminare e raccogliere. Come è successo in questo 2021, che s’è aperto col sangue di Maurizio Cerrato e s’è chiuso con quello di Antonio Morione, padri strappati alla vita in un mondo di belve spietate.

Il buon auspicio è quello di ritrovare la forza di scuotersi, reagire e combattere, è quello di riuscire ad opporsi alla deriva, di riuscire a immaginare un domani migliore che nessuno ci regalerà mai se non iniziamo a costruirlo. L’auspicio è quell’alleanza tra le forze sane, la rivoluzione culturale, la capacità di scorgere il bello, la forza della ragione e del coraggio da contrapporre ai criminali, agli incompetenti, ai corrotti.

Noi di Metropolis ci proveremo proseguendo il nostro percorso di crescita tra alti e bassi, successi e delusioni, con il chiodo fisso di voler contribuire alla rinascita della terra che viviamo e raccontiamo. Potenzieremo i contenuti del giornale, arricchiremo l’edizione digitale del quotidiano, rilanceremo il sito internet e i canali social, investiremo ulteriormente nella produzione di libri dopo il successo del Vespucci, rinnoveremo l’adesione ai progetti di volontariato coi bandi del servizio civile, continueremo a editare Young, il mensile scritto dagli studenti, e soprattutto aggiungeremo alla nostra offerta informativa la Radio in Dab e in rete. Proveremo a raccogliere i frutti della filosofia che anima la nostra produzione da quasi un lustro: proveremo ad essere un giornale-agorà, sempre più aperto alle eccellenze, ai giovani, alle imprese, ai cittadini. Un laboratorio di idee da promuovere a settembre in un grande evento che aprirà il nostro 30esimo anno di vita.

Noi ci metteremo il solito impegno e la stessa passione di sempre, anzi saremo chiamati a fare ancora di più dal momento che siamo costretti a chiedere ai nostri lettori un piccolo, inevitabile, sacrificio: dal 2 gennaio cambierà il prezzo di copertina dopo 17 anni. Da un euro a un euro e venti centesimi. Una scelta ponderata, a lungo rimandata e diventata purtroppo improcrastinabile a causa del continuo aumento dei costi delle materie prime.

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