Bimba abusata a Gragnano, familiari condannati

Elena Pontoriero,  

Bimba abusata a Gragnano, familiari condannati

Una storia, una brutta storia, che ha indignato fortemente l’intera comunità gragnanese, perché in una umile casa, nella zona collinare della città, era stato portato alla luce «un contesto familiare promiscuo», dove toccare le parti intime di una bambina di 9 anni era “una cosa normale”. Fatti che risalgono a marzo del 2020, quando l’Italia era nella morsa del virus, fermata dal lockdown per bloccare i contagi da Covid. Un’ansia raddoppiata per una bambina, ma anche per il fratello minore, allontanati dalla famiglia per essere “salvati”. Palpatine e parole maliziose dette a una bambina incosciente da parte dello zio, fratello della mamma, e convivente. Vicende che si sarebbero consumate in presenza della mamma dei due minorenni e della nonna. Sono di pochi giorni fa le condanne per i tre adulti, sottoposti a giudizio di primo grado, ritenuti colpevoli delle accertate molestie. Otto anni di reclusione per lo zio, mentre sei anni è la condanna inflitta alla mamma e alla nonna dei bambini. A incastrare i tre erano state le intercettazioni ambientali, ma prima ancora i disegni, i video e i vocali inviati alle maestre dai due fratelli. I bambini erano già monitorati dalle insegnanti perché «si recavano a scuola maleodoranti, assolutamente trascurati nell’aspetto e nell’abbigliamento». I due minori, affetti da ritardi, usufruivano della maestra di sostegno. Proprio quest’ultima aveva fatto scattare il campanello d’allarme a inizio gennaio 2020, quando accompagnando i due fratelli in bagno, il più piccolo riferiva: «zio la tocca e lei piange». Sul momento era stata proprio la bambina a riprende il fratello: «queste cose non si dicono». Si scopre un primo tassello quando la minore disegna, durante una lezione a scuola, due adulti, un uomo e una donna con i genitali in evidenza. Nei giorni successivi alla maestra di sostegno arrivano vocali, registrati con le voci dei piccoli alunni, che la insultano. Alla stessa docente arriva poi una foto dove la bimba è a carponi con il sedere di fuori. Una routine che per i familiari pare essere giusta. «Allora se uno da uno schiaffetto sul sedere che è violenza. L’ha violentata?», si chiede la giovane mamma di 24 anni, separata da 9 dal marito che le ha affidati i bambini, andando via senza partecipare «né economicamente né affettivamente alla crescita dei suoi figli», viene sottolineato dai magistrati. Una situazione grave in cui vengono trovati i bambini, che si evince dalle relazioni degli assistenti sociali. Così come grave è la non consapevolezza dei tre indagati che, durante il periodo di intercettazioni, si preoccupano di trovare un video che potrebbe incastrarli tutti. Un filmato che mostrerebbe i bambini, in particolare la minore di 9 anni in compagnia dello zio. Ma è l’operaio 30enne che più volte dice: «non ho fatto nessun video». Nell’intera ordinanza del gip viene fuori una personalità ossessiva dello zio verso la nipote, ed è lo stesso giudice a definirla «indole perversa». «Gli ho detto più volte di finirla a quel “porco”», è la frase che ha scagionato il nonno della bimba, papà dell’operaio 30enne. Uno zio troppo premuroso, tanto da diventare il fidanzato della nipotina  che tale lo definiva.

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