Gragnano. Casette per i terremotati, imprenditori alla sbarra

Elena Pontoriero,  

Gragnano. Casette per i terremotati, imprenditori alla sbarra

Affare delle casette per la ricostruzione de L’Aquila nel post sisma, sette imprenditori gragnansesi alla sbarra. L’accusa è di usura e truffa ai danni di un ex titolare di un’azienda che trattava il legno, con sede a Gragnano. I fatti risalgono al 2010 quando gli investigatori riescono a tracciare la vendita della prima abitazione della vittima, raggirata da un parente che gli avrebbe promesso un guadagno a sei zeri acquistando delle abitazioni prefabbricate destinate ai terremotati e salvate da un incendio, del valore di 300mila euro per poi rivenderle a un prezzo maggiorato fissato a 3 milioni di euro a un fantomatico Consorzio Italia. Un investimento che sarebbe dovuto avvenire a stretto giro, per bloccare le strutture prefabbricate e poter monetizzare. Ma l’affare promesso in Umbria non si concretizza perché «servono altri soldi» chiede il parente alla vittima che, a quel punto, decide di mettere in vendita una prima abitazione di proprietà, con un patto di riscatto con l’erogatore del prestito. Patto che avviene oralmente. Ovvero, la vittima avrebbe potuto riacquistare l’immobile dato in garanzia restituendo una somma con i dovuti interessi, ma in mancanza dell’importo stabilito la casa sarebbe rimasta nelle proprietà dell’acquirente-finanziatore. Senza mai avere certezza dell’investimento suggerito dal parente, la vittima vende nel corso di quattro anni tre appartamenti e un negozio, tra i quali anche l’abitazione di residenza. La cifra sottratta dalla gang dei colletti bianchi sarebbe pari a un milione di euro. Il raggiro milionari è, infatti, denunciato dalla moglie della vittima quando arriva l’ordinanza di sfratto da parte dei nuovi proprietari dell’appartamento. La donna si dirà poi ignara di quanto deciso convivente rispetto all’investimento per un affare mai andato in porto. A stringere il cappio intorno al collo della vittima, che in qualche modo aveva cercato di vendere i successivi appartamenti per restare nell’affare ma anche per riscattare le prime case vendute, sono stati i tassi di interesse fissati dagli acquirenti-finanziatori in alcune circostanza addirittura triplicati rispetto al valore dell’immobile. Un circolo vizioso in cui sarebbe rimasta incastrata la vittima che si è trovata a vendere tutte le proprietà, rincorrendo un Consorzio fantasma e non riuscendo a riscattare nessuna casa data in garanzia. A muovere i fili sarebbe stato proprio il parente della vittima. Una volta convinto a investire, si fa versare la prima parte di denaro per bloccare il carico di casette prefabbricate. Poi il problema e il secondo versamento. A corto di liquidità, quindi, alla vittima si prospetta la richiesta di un finanziamento impegnando in garanzia le case di proprietà. Ed è qui che entrano in gioco i colletti bianchi, presentati alla vittima dall’astuto parente, pronti a erogare il prestito ma a condizioni loro e con tassi di interesse definiti “usurai”. Sette gli imprenditori gragnanesi che dovranno ora rispondere di usura e truffa, difesi dal collegio formato dagli avvocati: Marziano Vicidomini; Giovanni Verdoliva; Vincenzo Cirillo; Angela Bilancio; Francesco Tiriolo e Andrea Mariconda. Nella prossima udienza, fissata a marzo, sarà proprio la vittima a raccontare ai giudici l’intera vicenda.

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