Zoff, eroe Mundial «Meret deve giocare e anche sbagliare»

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Zoff, eroe Mundial «Meret deve giocare e anche sbagliare»

Dino Zoff è un monumento del calcio italiano, un simbolo del trionfo al Mondiale del 1982 che festeggia il suo quarantesimo anniversario. Abbiamo ripercorso con Zoff i momenti più belli del trionfo in Spagna, occupandoci anche dell’attualità, del ruolo dei portieri nel calcio moderno, della scelta del Napoli di puntare su Meret.

Qual è il primo ricordo che le viene in mente del Mondiale del 1982? “Mi vengono in mente le emozioni alla consegna della coppa, il momento della premiazione. Fu un’escalation di emozioni, ci credemmo dal primo giorno, le difficoltà iniziali non mi sorpresero, me le aspettavo. Avendo superato anzi il primo girone facendo il minimo sindacale, giocammo con più leggerezza le partite contro Argentina e Brasile che hanno rappresentato la svolta del nostro cammino”.

C’è qualche aneddoto che ricorda con particolare entusiasmo? “No, quel gruppo fu tutto un aneddoto, a partire dal silenzio stampa all’inizio dell’avventura. Molti indicano la partita contro l’Argentina di Maradona come quella della svolta ma fu solo il primo atto perché poi contro il Brasile comunque dovevamo vincere. Riuscimmo grazie ad uno spogliatoio molto forte, composto di grandi campioni, a trovare ulteriore forza al nostro interno riuscendo a superare tutto ciò che non arrivava da fuori. Eravamo guidati da Bearzot, un uomo coraggioso. Oggi può sembrare facile a distanza di quarant’anni convocare Paolo Rossi e non Pruzzo, capocannoniere dei due campionati prima del Mondiale, ma non era assolutamente semplice”.

Riguardo, invece, al suo lavoro da portiere, quale parata le è rimasta particolarmente impressa del Mondiale del 1982? “La parata decisiva su Oscar al 90’ contro il Brasile. Vidi tutto in tre secondi, ricordo che non riuscivo a percepire se l’arbitro avesse visto bene perché i brasiliani festeggiavano. Fortunatamente il pallone rimase sulla linea e dissi subito all’arbitro che non era entrata, il direttore di gara mi diede ragione, fu una situazione fondamentale sul 3-2 per noi”.

Quali sono i ricordi più belli che la legano a Pertini? “È stato un grande, ci ha messo sempre a nostro agio, nelle condizioni di vivere al meglio quelle emozioni. Conoscete ormai tutti i ricordi più belli, sicuramente tra questi c’è la partita a carte in aereo contro Causio e Bearzot”.

Perché gli italiani sono così affezionato al ricordo di quel Mondiale? “Per molti che non c’erano nel 1938 era la prima volta, fu la prima volta con i caroselli, la gioia con il tricolore per strada, la festa con parenti e amici. Sono emozioni che rimangono, poi il nostro Mondiale fu emozionante, battemmo Argentina, Brasile, la Polonia di Boniek e la Germania con una squadra fortissima”.

Quanto fa male da campione del mondo vedere l’Italia fuori dai Mondiali? “È un brutto colpo perché è la seconda volta consecutiva che capita, anche quattro anni fa siamo rimasti fuori. A mio avviso stavolta l’Italia ha pagato il conto dopo l’Europeo, non hanno sfruttato le occasioni che si sono verificate, m’aspettavo potessero superare la pratica sulla scia anche della gioia per quanto accaduto a Wembley”.

Quanto è cambiata l’interpretazione del ruolo del portiere? Cosa ne pensa della costruzione dal basso? “Non è cambiato nulla, il portiere deve innanzitutto parare, poi se sa usare anche i piedi consentendo alla squadra d’impostare il gioco dalle retrovie, allora va benissimo. La priorità del portiere, però, è sempre la stessa: parare”.

Donnarumma sta avendo qualche difficoltà, cosa ne pensa del suo momento? “Donnarumma è un grande portiere, basta ricordare ciò che ha fatto agli Europei. Qualche problema poi può capitare a tutti, ci sono i momenti dove tutto sembra più difficile. L’alternanza con Keylor Navas sicuramente non l’ha aiutato”.

Il Napoli finalmente ha deciso d’affidare la porta a Meret. Lei ne ha più volte parlato bene, cosa ne pensa? “Ho sempre detto che doveva giocare con continuità, in questi anni ha avuto un concorrente importante come Ospina e ha fatto fatica. Ha bisogno di fare esperienza, giocare, anche sbagliare perché solo commettendo degli errori si riesce a maturare e a sviluppare la serenità giusta per andare avanti senza farsi schiacciare dalle pressioni in una piazza importante come Napoli”.

Ciro Troise

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