Alberto Dortucci

Torre del Greco, provò a incassare un assegno rubato: condannato ex funzionario di banca

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, provò a incassare un assegno rubato: condannato ex funzionario di banca
(immagine di archivio)

Torre del Greco. Provò a incassare, insieme a un complice, un assegno rubato a un ignaro correntista: ex funzionario bancario condannato a un anno e tre mesi di reclusione. Si è chiusa davanti ai giudici della suprema corte di cassazione la battaglia legale portata avanti da Vincenzo Rivieccio – ex impiegato di un noto istituto di credito, finito a processo con per ricettazione di assegno di provenienza furtiva e tentata truffa – e durata la bellezza di dieci anni: dieci anni in cui il 68enne si è battuto per cancellare le accuse costruite dalla procura di Torre Annunziata sulla scorta delle indagini condotte dai carabinieri della stazione Centro. Alla fine, infatti, gli ermellini della seconda sezione penale – presidente Geppino Rago – hanno confermato il verdetto emesso dalla corte d’appello di Napoli, condannando altresì il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende.

Il blitz in Posta

I fatti risalgono all’inizio del mese di marzo del 2012, quando Vincenzo Rivieccio e il complice Giovanni Apice si presentarono agli sportelli dell’ufficio postale di via Vittorio Veneto per aprire un libretto di deposito e risparmio – intestato a entrambi – su cui versare un assegno da 4.200 euro. La sospetta fretta dei due uomini convinse l’impiegato delle Poste a segnalare il caso ai carabinieri della stazione Centro: al proprio arrivo, i militari dell’Arma impiegarono solo pochi minuti per accertare come l’assegno fosse stato rubato qualche giorno prima a un quarantenne di Napoli. Immediati scattarono gli arresti e la successiva condanna di entrambi i truffatori – arrivata con rito abbreviato il 26 marzo del 2012 e firmata dal giudice monocratico Emma Aufieri del tribunale di Torre Annunziata – a un anno e dieci mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione della pena.

Lo scontro legale

In secondo grado, poi, l’ex funzionario bancario strappò uno sconto di 7 mesi. Ma Vincenzo Rivieccio – attraverso i propri legali – ha contestato il verdetto-bis, ribadendo di essere estraneo alla vicenda e di avere soltanto accompagnato Giovanni Apice in Posta. Una tesi definitivamente smantellata dagli ermellini di Roma, pronti a evidenziare come «lo stesso Vincenzo Rivieccio, già dipendente di banca, si prestava solitamente ad assistere altri nell’incasso di assegni fuori piazza. Peraltro, la sua presenza era funzionale a rassicurare i funzionari postali consentendo perciò l’incasso di assegni da parte di terzi privi di conto presso la banca e “spendendo” il suo nome per ribadire la bontà dell’operazione». Insomma, il classico «gancio» per portare a termine la truffa senza destare sospetti. A cui, secondo i magistrati, sarebbe poi spettata una «provvigione» per il positivo esito dell’operazione: un articolato piano, saltato grazie al tempestivo intervento dei carabinieri e ora costato a Vincenzo Rivieccio – a dieci anni dall’arresto – la condanna definitiva a un anno e tre mesi di reclusione, con pena sospesa.

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