Spari al Piano Napoli, i sicari avevano la parrucca. Svolta nell’indagine di Boscoreale

Pasquale Malvone,  

Spari al Piano Napoli, i sicari avevano la parrucca. Svolta nell’indagine di Boscoreale

Indossavano caschi e parrucche i componenti del commando di fuoco che venerdì sera ha seminato il panico nel Piano Napoli di Villa Regina, sparando in aria quattro colpi di pistola durante una festa di quartiere. I tre malviventi in sella ad uno scooter Honda Sh, indossavano il casco e, stando ad alcuni testimoni, anche le parrucche per non farsi riconoscere dalla folla che si era radunata nelle palazzine rosse per assistere alle performance canore di un giovane cantante neomelodico. Quello che doveva essere un battesimo artistico si è trasformato in un incubo. La “stesa” doveva essere un chiaro messaggio ai presenti e a chi aveva promosso la serata in musica, quasi a dire “qui comandiamo noi”. Persino dietro al numero dei colpi esplosi si potrebbe celare un codice Morse: una linea e un punto. Decifrare il contenuto è tanto importante quanto dare un volto e un nome al mittente e al destinatario. Il movente, per dirla in linguaggio tecnico, sarebbe legato ancora una volta allo spaccio di sostanze stupefacenti. La droga c’entra sempre quando si impugna una pistola e si spara. Le “stesa” sono una delle strategie messe in campo da giovani criminali emergenti per segnare il territorio, seminare il terrore tra la gente del quartiere e far sapere chi detta legge. La propria di legge. Erano anni ormai che nel Piano Napoli non si assisteva ad episodi di questo genere. Anni segnati da una calma apparente, dopo le operazioni delle forze dell’ordine che hanno decimato i principali clan egemoni e mettendo in ginocchio uno dei mercati della droga più floridi di tutta la Campania, secondo per giro di affari solo a Scampia. Sulle parrucche, che sono certamente un piccolo dettaglio di una vicenda molto più intricata, gli investigatori dell’Arma, agli ordini del comandante Massimo Serra, stanno cercando riscontri. Ma dai presenti bocche cucite. La gente, la brava gente, ha paura, e se sa, preferisce non dire. L’auto bruciata martedì scorso è solo l’ennesimo segnale di una tensione che sta salendo ad un livello di allerta massimo. Le palazzine rosse (dall’isolato 10 all’isolato 16) sono una sorta di “meridione” del quartiere, dove droga e degrado vanno di pari passo. Ma sono anche una fortezza impenetrabile, grazie ad una connivenza con una parte del quartiere. Un quartiere nel quartiere, dove si sono consumati fatti e misfatti. L’ultimo, in ordine di tempo, risale a inizio settimana. L’incendio che ha divorato una Fiat Punto all’isolato 12 è l’ennesimo campanello d’allarme che segnala come la tensione stia crescendo giorno dopo giorno dopo un periodo di calma apparente. I recenti arresti per spaccio di droga hanno cambiato la geografia criminale e fatto saltare i già precari equilibri. Le nuove leve sono ragazzini imberbi dal grilletto facile. Una parola fuori posto, uno sgarro per futili motivi, uno sguardo di troppo: basta poco per accendere la miccia e scatenare l’inferno. Ciò che terrorizza – e indigna – è il diffuso impiego delle armi soprattutto tra i giovani.

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