La morte di Sara Aiello, caso verso la prescrizione. Esposto dei parenti al Csm: «Indagini lente»

Gaetano Angellotti,  

La morte di Sara Aiello, caso verso la prescrizione. Esposto dei parenti al Csm: «Indagini lente»

«La speranza di avere giustizia per la morte di Sara ormai sta per tramontare definitivamente, a fine 2022 andrà in prescrizione anche l’unico reato per il quale il gip di Torre Annunziata, e non la procura, ha disposto l’imputazione coatta. Tutto questo dopo anni di indagini lente e lacunose. E’ un esito che come famiglia non accetteremo mai, in base ai riscontri emersi durante questi anni circa la responsabilità del marito e di almeno un medico. A questo punto non ci resta che chiedere agli organi preposti di valutare eventuali profili di responsabilità da parte dell’amministrazione della giustizia e di procedere ai passi consequenziali. Compresa l’avocazione del procedimento».  Il duro atto di accusa arriva da Raffaele e Rosario Aiello, fratelli della 36enne morta in circostanze poco chiare nella sua casa coniugale di Pompei la notte del 3 giugno 2015. Il caso sollevato da Metropolis, assurto alle cronache nazionali anche per la “singolare” circostanza del video realizzato dal marito di Sara durante la sua agonia, potrebbe approdare a un’ennesima svolta. Nei giorni scorsi infatti gli Aiello, tramite il penalista Catello Di Capua, hanno presentato un esposto al Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, al Consiglio Superiore della Magistratura, al procuratore generale presso la Corte di Cassazione e al procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli. Nel documento vengono riepilogati i punti che secondo la famiglia originaria di Sara non sono stati sufficientemente chiariti: «Perchè il marito non ha soccorso Sara, limitandosi a guardarla morire e a filmarla col cellulare per ben 8 minuti e 40 secondi, effettuando solo una tardiva e fredda telefonata al 118? Perché all’operatore ha mentito comunicando falsamente che Sara non aveva problemi cardiaci (invece confermati in data 30 marzo e 6 maggio 2015 da due diversi medici)? Perchè il marito, dopo 12 giorni dalla morte di Sara si è premurato di recarsi dal neurologo che aveva in cura Sara e di registrare il colloquio, nel quale in maniera evidente gli interlocutori sono intenzionati unicamente a rafforzare la tesi della “morte accidentale”? Che fine ha fatto il bicchiere che si vede nel filmato sul comodino a fianco al letto di morte di Sara e contenente i “farmaci” assunti? Perché non si è immediatamente accertato cosa avesse assunto – o le fosse stato somministrato – ?». Non solo. L’esposto, tra le altre cose, elenca anche le presunte lacune nell’attività di indagine condotta nel corso del tempo: «Non sono mai state disposte intercettazioni telefoniche, non è mai stata disposta l’acquisizione di tabulati, non è stato disposto il sequestro degli apparecchi cellulari del marito di Sara, non è stato disposto alcun accertamento tecnico per verificare se vi fossero altre riprese o se quella esistente fosse stata tagliata o se avesse avuto un orario di inizio precedente da quello indicato dal marito di Sara; non è mai stata disposta l’acquisizione dei pc o di altri dispositivi, non è stata disposta l’autopsia, salvo quella disposta dal gip a quattro anni dalla morte; non sono mai stati escussi a sommarie informazioni testimoniali il responsabile del 118 né dell’operatore che ha ricevuto la chiamata di Marano; non è stato effettuato alcun sequestro nell’abitazione dove è morta Sara atto ad evitare un inquinamento probatorio. Nonostante i periti abbiano chiarito la causa della morte, arresto cardiocircolatorio in soggetto affetto da “Qt allungato”, ossia un’aritmia cardiaca incompatibile con l’assunzione di Tegretol, per ben due volte è stata chiesta l’archiviazione del caso. Solo un gip coraggioso e attento come la dottoressa Emma Aufieri ha provato ad effettuare le uniche indagini necessarie a chiarire il caso, per poi disporre l’imputazione coatta». Infine le amare conclusioni: «I tabulati telefonici non sono più disponibili, mentre i messaggi social non sono acquisibili se non attraverso una rogatoria internazionale a una società americana, finora mai richiesta. Chi pagherà per tutto questo?».

CRONACA