Armi e munizioni in casa, arrestato il boss Di Martino

metropolisweb,  
Continuano i controlli anti-clan dei carabinieri sui Monti Lattari. Arsenale nascosto in casa di zio ciccio ‘o borracione: arrestato

Armi e munizioni in casa, arrestato il boss Di Martino

Non si aspettava la visita dei carabinieri, mentre nel caldo pomeriggio di venerdì Francesco Di Martino alias zio ciccio ‘o borraccione era nella sua casa di via Gesinella. Libero da diversi mesi, aveva scontato la pena per la condanna definitiva che lo aveva portato davanti ai giudici con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Neanche il tempo di cambiarsi, le manette ai polsi di Francesco Di Martino, esponente di spicco del clan Afeltra-Di Martino, sono scattate mentre l’uomo indossava ancora la sua canotta bianca. Anche se libero, il nome del boss è rimasto appuntato e sottolineato a doppia riga nel taccuino dei carabinieri (coordinati dalla compagnia stabiese) che insieme al nucleo dei Cacciatori di Calabria stanno passando al setaccio i boschi e i punti ritenuti sensibili, per stanare e distruggere i covi dei clan. Una perquisizione approfondita che, pare, sia partita dalla zona collinare di Gragnano, e precisamente in località Castello, per arrivare all’uscio della porta di casa di Francesco Di Martino a Pimonte. Dal controllo approfondito, operato dalle forze speciali, sarebbero state trovate e sequestrate armi e munizioni nascoste all’interno dell’appartamento del boss. Addirittura, da fonti investigative, pare che a disposizione del capoclan reggente vi fosse anche una pistola pronta all’uso, con il colpo in canna. E da via Gesinella sono partite le auto dei carabinieri e del nucleo di cercatori, con a bordo l’arrestato.

Un’indagine dell’Antimafia, ancora in corso, che ha acceso i riflettori sulle organizzazioni criminali dei Monti Lattari più che attive e impegnate nel business della produzione e del traffico di droga, ma anche a monetizzare illecitamente con il racket. E proprio per la tentata estorsione ai danni di un dipendente di un caseificio di Agerola, era finito in cella il boss Francesco Di Martino. I fatti risalgono ad agosto del 2018 quando la vittima era stata avvicinata dall’esponente del clan dei Lattari per un presunto debito contratto 20 anni fa dal padre. Circa 30mila euro vantati non direttamente dal ras parente di Raffaele Afeltra, ma da un suo “compariello”. Nel pomeriggio di Ferragosto di 4 anni fa, in compagnia di un giovane pimontese, il boss 62enne aveva raggiunto il posto di lavoro della vittima presentandosi come creditore del padre defunto. La vittima aveva tentato di spiegare che quei soldi, anche volendo, non li poteva restituire perché non li aveva, ma a nulla era servito. Da allora, a scadenza mensile Ciccio Di Martino avanzava la sua pretesa, arrivando a minacciarlo abbastanza esplicitamente: «…tanto se uno si vuole togliere lo sfizio, quando passi da giù ti spara un paio di botte» e avvisando la vittima che sarebbe ritornato fino a quando non avesse ottenuto la somma richiesta.

Il tutto accadeva nei tre mesi successivi all’omicidio di Filippo Sabatino ritenuto il suo “autista” da quando era stato scarcerato (quattro anni prima) dopo aver scontato oltre vent’anni di prigione. Sabatino venne ucciso nell’auto dove fino a pochi minuti prima sedeva anche lui, Ciccio Di Martino. E non è escluso che quell’omicidio abbia rappresentato un “avvertimento” nei suoi confronti. Il corpo senza vita del giovane Filippo Sabatino venne scoperto, pochi minuti dopo l’agguato e secondo le prime dichiarazioni, da Carmine Zurlo 29enne nipote di Francesco Di Martino, scomparso misteriosamente la mattina del 14 marzo 2022, dopo essere uscito dalla sua abitazione di Varano, la zona al confine tra Castellamare di Stabia e Gragnano.

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