Covid, l’indice Rt scende sotto 1. La curva dei ricoveri resta stabile

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Covid, l’indice Rt scende sotto 1. La curva dei ricoveri resta stabile

Roma. Dopo aver raggiunto rapidamente il picco dei casi positivi, la nuova ondata di Covid-19 mostra un altro segno meno: l’indice di contagio Rt è sceso sotto 1, ossia sotto la soglia epidemica che indica quante persone possono essere contagiate da un individuo che ha l’infezione.

E’ una buona notizia, accompagnata da una curva dei ricoveri che progressivamente tende ad appiattirsi, mentre la curva dei decessi continua a salire.

Tutto è accaduto rapidamente, considerando che Rt era sotto 1 circa due mesi fa, nei primissimi giorni di giugno, ma la rapida diffusione delle nuove sottovarianti di Omicron ha fatto risalire i numeri dell’epidemia sorprendendo tutti, in un’anomala ondata estiva.

Indicano una situazione più tranquilla rispetto a quella di poche settimane fa anche i dati giornalieri diffusi dal ministero della Salute, sebbene risentano del rallentamento dei controlli caratteristico di un fine settimana di luglio.

I nuovi casi positivi sono stati 51.208 in 24 ore (68.170 il giorno prima), individuati con 262.032 test, fra molecolari e antigenici rapidi. Il tasso di positività è rimasto stabile al 19,5 %, rispetto al 19,4% del giorno prima.

Per quanto riguarda i ricoveri, i dati del ministero indicano che nelle terapie intensive sono complessivamente 405, con 28 nuovi ingressi giornalieri; nei reparti ordinari sono 10.925, 68 in più in 24 ore. I decessi sono stati 77, rispetto ai 116 del giorno prima.

Se l’indice di contagio era ormai decisamente vicino a 1, con l’aggiornamento dei dati di oggi è sceso al di sotto della soglia epidemica. Il nuovo calcolo si deve ai gruppi di ricerca che calcolano gli indici equivalenti all’Rt elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità, ma con tecniche che permettono di avere valori più aggiornati.

I fisici, epidemiologici e statistici del sito CovidTrends indicano che l’indice equivalente all’Rt, chiamato Covindex, è 0,9; il sito CovidStat dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) indica il valore 0,97, intermedio fra 1,01 e 0,94.

L’ultima ondata, arrivata in un’estate caldissima, ha però insegnato a non fare previsioni, considerando la velocità con cui si è diffusa la sottovariante BA.5 di Omicron, che a metà luglio costituiva quasi l’80% del virus SarsCoV2 in circolazione in Italia.

Ora all’orizzonte di intravede una nuova sottovariante di Omicron originaria dall’India ma ad ora non individuata nel nostro Paese: è la BA.2.75 nota anche come Centaurus, segnalata in alcuni Paesi europei. I genetisti della banca dati internazionale NextStrain, che raccoglie e analizza le sequenze genetiche dei virus in circolazione, hanno calcolato che BA.2.75 è 13 volte più veloce nel diffondersi rispetto a BA.5.

Di qui la decisione di darle un nome diverso: 22D (Omicron), a indicare che questa sottovariante è ancora considerata come appartenente a Omicron dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si legge in un tweet di NextStrain.

Fra le anomalie di questa estate, infine, c’è lo scarso utilizzo dei farmaci antivirali: finora è stato prescritto solo il 10% dei 600.000 cicli di farmaci di questo tipo acquistati in Italia per la terapia anti-Covid-19 e quelli non utilizzati scadranno entro l’anno. “Eppure sarebbe davvero utile se venissero prescritti in questa fase dell’epidemia, nella quale c’è convivenza con il virus e tutto è aperto senza limiti, i ricoveri sono in lieve risalita e il numero dei decessi torna a essere in aumento”, osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca. “Il problema – secondo il virologo – è che questi farmaci vanno somministrati entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi e sono indicati per trattare le forme lievi e moderate”.

Invece accade spesso che “i medici di base tendano a prescriverli quando i sintomi sono gravi” e “negli ospedali la somministrazione è molto bassa perché i pazienti arrivano di solito dopo i 5 giorni dalla comparsa dei sintomi”.

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