La Dda cattura il boss di Sant’Antonio Abate Catello Fontanella e i suoi gregari

Elena Pontoriero,  

La Dda cattura il boss di Sant’Antonio Abate Catello Fontanella e i suoi gregari

Le porte del carcere si erano aperte il 24 ottobre del 2018 e il boss Catello Fontanella era tornato libero dopo 26 anni tra- scorsi dietro le sbarre. Un ritorno a Sant’Antonio Abate da uomo libero durato fino a ieri, quando Catello Fontanella è finito nuovamente in manette. Secondo l’Anti- mafia appena ha rimesso piede nel suo paese ha ricostruito una nuova cosca, specializzata nel- le estorsioni ai danni di imprese e commercianti. Un predominio sull’intero territorio sconfinando anche nella vicina Angri, lì dove il nuovo clan Fontanella aveva rimesso radici. Non c’era attività economica che sfuggiva alle richieste estorsive del boss. La nuova cupola abatese – secondo la ricostruzione dei carabinieri del- la compagnia stabiese, coordinati dalla Dda di Napoli – era formata da Catello Fontanella (man- dante e beneficiario), Manolo Martinez (esecutore materiale incaricato dal boss di “schiattare la vittime con la testa al muro”) e Michele Sabatino (intermediario fra gli estorsori e la vittima). Un’inchiesta che ha portato alla luce il business messo in piedi dal boss una volta ritornato a casa. Il pluripregiudicato 58enne era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale ed è rimasto sempre nel mirino degli investigatori, anche quando durante un controllo ordinario nel suo appartamento era stato trovato e smantellato un impianto di videosorveglianza privata. Fin da subito gli investigatori hanno sospettato che il suo obiettivo fosse quello di riorganizzare il suo gruppo criminale, scegliendo in prima persona i suoi soldati. E sono 13 le persone iscritti nel registro degli indagati, ritenute – con ruoli diversi – nell’orbita del nuovo clan: Vincenzo Abagnale; Tommaso Di Nola, Teresa D’Alfonso; Anna D’Auria; Catello Fontanella (35 anni); Luigi Fontanella; Vincenzo Fontanella; Salvatore Gallo; Michelangelo Ro- sanova e Anna Ruotolo. Sono tutti indagati a piede libero, mentre in cella sono finiti Catello Fontanella e Manolo Martinez e, infine, ai domi- ciliari Michele Sabatino. A ognuno dei prescelti dal boss aveva affidato un compito. Il ruolo di factotum – secondo l’accusa – era stato affidato all’incensurato Tommaso Di Nola, uomo a disposizione del boss per servizi di ogni genere. E la malavita organizzata aveva cominciato a estendere i suoi tentacoli. Al boss, ad esempio, serviva un’auto di lusso e allora gli esponenti del clan gliela procuravano, ovviamente a costo zero e, addirittura, pretendendo che l’assicurazione Rca fosse intestata al concessionario-vittima. E se l’auto non piaceva più al boss Catello Fontanella, allora se ne prelevava un’al- tra sempre dalla stessa concessionaria e sempre minacciando lo stesso imprenditore. Se poi il boss aveva esigenza di “sistemare” almeno 20 persone disoccupate, sceglieva un’azienda (in questo caso con sede a Angri) e gli imponeva le assunzioni. Anche l’obbligo di soggiorno nel Comune di Sant’Antonio Abate non era un problema per il boss Catello Fontanella che, talvolta, si concedeva una passeggiata in costiera amalfitana. Una ricostruzione certosina dei carabinieri che non hanno mai perso di vista il fondatore dell’omonimo clan che ha dettato legge e seminato il terrore tra Sant’Antonio e dintorni nei primi anni ’90 fino agli inizi del duemila.

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