Elezioni, il sindaco Pd di Portici: “Serve l’elezione diretta come quella dei sindaci”

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Elezioni, il sindaco Pd di Portici: “Serve l’elezione diretta come quella dei sindaci”

Enzo Cuomo, sindaco di Portici eletto con un vero e proprio plebiscito, è anche un ex senatore del Partito Democratico.

Sindaco, questa legge elettorale non aiuta il centrosinistra. C’è una via di uscita?

«Adesso non siamo più in tempo. Ma continuo a pensare che il modello di riferimento sia quello dei comuni. Eleggere, ma sul serio, il premier con una coalizione collegata. Programmi chiari e accordi trasparenti. Questo aumenta la stabilità».

L’ultima settimana per il Pd non è stata semplice. Dai baci e gli abbracci con Calenda al dietrofront. Perché secondo lei?

«Ho seguito con condivisione e interesse l’accordo politico per una svolta riformista da parte del Pd in un’area che comprendeva anche Azione. E che avrebbe potuto aprire ulteriori spazi per settori della politica italiana. Personalmente non ho compreso bene la rottura di questo accordo».

C’è qualche responsabilità?

«I toni usati da Fratoianni e da Sinistra Italiana, nei giorni precedenti all’accordo elettorale del Pd non hanno facilitato un allargamento della coalizione dall’area riformista. Fratoianni ha fatto di tutto per marcare la differenza sull’agenda Draghi e su altri temi e questo ha determinato delle tensioni che sono sfociate nella rottura».

C’è qualche errore del Pd?

«Generosamente Enrico Letta ha rincorso l’idea di un campo largo senza rendersi conto che i giocatori che erano in campo, si trovavano in antitesi. La voglia di un campo largo si è scontrata con la volontà di giocare per se e non per la squadra».

Dopo la rottura con Calenda si riapre il dialogo coi Cinque Stelle?

«E’ nota la mia posizione sui Cinque Stelle. Fratoianni sta al Pd come i Cinque Stelle stanno al Pd. Se il programma era l’agenda Draghi Fratoianni e i Cinque Stelle sono incompatibili».

Il vero dramma è una legge elettorale incompleta.

«La legge elettorale premia le aggregazioni. E’ una frantumazione che riprende il nanismo del sistema partitico italiano penalizzando l’area riformista, cioè il Pd, Azione e il campo largo».

Ora però rientra anche l’ipotesi di Di Maio candidato nell’uninominale?

«Credo che Impegno Civico e la storia politica di Tabacci, col nuovo corso di Di Maio e dei fuoriusciti dai grillini possa avere un profilo che trovi compatibilità con un’area che si stava immaginando nel campo largo o un fronte riformista che fa riferimento ai valori importanti della sinistra, del cattolicesimo democratico. Ovviamente hanno pochissimo tempo per organizzare e organizzarsi e strutturare sul territorio una rappresentanza».

Lei è uno di quelli che ha paura del governo di Meloni?

«Guardi a me preoccupa i governi quando penalizzano gli enti locali perché creano problemi nella garanzia dei servizi ai cittadini. Le ricette che leggo su detassazione selvaggia, significa o nuove tasse ma con fondi reperiti non si sa da dove o diminuzione dei servizi ai cittadini. Così i più deboli restano indietro. Basta leggere un libro di economia».

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