Vendita delle Terme, c’è il rischio camorra: un fascicolo in Procura sulle infiltrazioni del clan

Tiziano Valle,  

Vendita delle Terme, c’è il rischio camorra: un fascicolo in Procura sulle infiltrazioni del clan

«Sono il padrone delle Terme. Qua è tutto mio». La frase pronunciata dal boss Sergio Mosca e rivolta a un vigilantes che nel 2017 gli chiedeva cosa ci facesse nel parcheggio della struttura chiusa ormai da qualche anno risuona ancora forte negli uffici delle forze dell’ordine di Castellammare di Stabia. Sono proprio gli investigatori a confermare che l’attenzione sulla vicenda del patrimonio immobiliare delle Terme di Stabia è altissima. Il prossimo autunno i beni saranno messi all’asta. Hotel delle Terme, vecchio stabilimento del Solaro e parco idropinico saranno ceduti al miglior offerente, per recuperare i soldi necessari a pagare i debitori. Ed è proprio in quel momento che l’attenzione sarà altissima, perché il rischio di speculazioni purtroppo esiste e la possibilità che il clan D’Alessandro provi a infiltrarsi nell’affare, pure. In quella zona è forte l’influenza della storica cosca di Castellammare di Stabia e troppe sono le vicende che lo ricordano. Dall’interessamento per il parcheggio fino ai negozi gestiti da familiari dei camorristi, quando le Terme erano ancora aperte, passando per quell’incontro con il consigliere comunale Gino Tommasino, ammazzato il 3 febbraio 2009, proprio nell’area di sosta dello stabilmento termale. E non ultimo, proprio il dialogo intercettato dai carabinieri tra il boss Sergio Mosca e un vigilantes, finito agli atti dell’inchiesta Domino, che ha portato in cella complessivamente una cinquantina di persone. Quanto basta per immaginare che il clan di Scanzano non si farà passare sotto il naso il destino dei beni del Solaro, che tra vendita e ricostruzione metteranno in circolazione svariate decine di milioni di euro. Senza considerare quello che potrebbe venirne dopo, a seconda dei potenziali progetti di sviluppo che si potrebbero generare. Non è un caso che la politica stabiese, e in particolare il centrosinistra, nei mesi scorsi ha provato a sollecitare la Regione Campania a realizzare un progetto di pubblica utilità. Il caso Terme di Stabia – assicurano gli investigatori – è monitorato costantemente. La guardia di finanza ha già ricevuto l’esposto presentato dal commissario liquidatore di Sint relativo alla vicenda dei 35 ex lavoratori termali, che ha provocato un danno da circa 7 milioni di euro al Comune di Castellammare di Stabia. Ma si vigilerà anche sulla procedura di alienazione dei beni, così come disposto dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e dall’Antimafia. L’obiettivo è tenere lontana la camorra da un patrimonio che, utilizzato nel modo giusto, potrebbe offrire nuove prospettive di sviluppo alla città stabiese soprattutto se messo in connessione con le ville di Varano e la Reggia di Quisisana.

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