Andrea Ripa

La lite giudiziaria che cancella la movida di Torre Annunziata

Andrea Ripa,  

La lite giudiziaria che cancella la movida di Torre Annunziata

Per anni è stato il luogo simbolo della movida di Torre Annunziata. Nella “Curva” non c’è un ragazzo che non abbia consumato un drink almeno una volta all’interno de “Il Circoletto”. Un punto di riferimento per i giovani del territorio, un cruccio – spesso – per i residenti della zona costretti a fare i conti con le folle dei ragazzi in strada, spesso proprio davanti a quel locale. Una struttura che negli ultimi tempi è finita al centro di una battaglia giudiziaria, un braccio di ferro fatto di ricorsi e carte bollate in tribunale che nei giorni scorsi ha portato alla sentenza che nessuno in città s’aspettava: “Il Circoletto” resterà chiuso per l’inadeguatezza dei locali, non rispettavano gli standard di legge. A stabilirlo sono stati i giudici del tribunale amministrativo regionale della Campania che hanno preso in esame il caso portato all’attenzione della magistratura da parte di una dei proprietari dell’immobile. E’ proprio lo scontro tra i proprietari della struttura di via Gino Alfani a sferrare l’ennesimo duro colpo alla movida di Torre Annunziata, a cui il provvedimento del Tar Campania toglie l’ennesimo spazio. Una battaglia cominciata mesi fa arrivata sino al provvedimento emesso recentemente che ha sancito – in virtù delle anomalie di natura urbanistica riscontrate a seguito di accertamenti effettuati nell’immobile – lo stop delle attività. Dopo quasi vent’anni. E’ una guerra familiare, prima ancora che uno scontro sull’agibilità della struttura. Che va avanti da tempo e che già nei mesi scorsi aveva portato alla sospensione, anche se parziale, dell’attività commerciale. Ad accendere i riflettori sulle condizioni della struttura di via Gino Alfani è un ricorso presentato nel 2021 da Antonella Pagano – tra i proprietari della struttura – contro «il silenzio serbato da parte del Comune di Torre Annunziata con cui è stato richiesto l’esercizio dei poteri demolitori in ordine alle opere realizzate abusivamente da parte del signor Autieri Mario (altro proprietario dell’immobile) e la contestuale chiusura ad horas dell’attività commerciale», si legge nel provvedimento. Un ricorso capace di innescare la lunga battaglia giudiziaria arrivata alla sua conclusione nei giorni scorsi con l’accoglimento da parte dei giudici del tribunale amministrativo delle «doglianze» della ricorrente, sentenza destinata ad aprire un altro filone giudiziario nei prossimi mesi. L’ultimo provvedimento discusso in aula di tribunale, negli uffici del Tar della Campania riguarda le conformità urbanistiche dei locali in cui veniva esercitata l’attività di somministrazione di bevande. Secondo quanto riferito dai giudici è stato accertato che l’altezza dei locali è di 2,70 metri, rispetto ai 3,20 previsti dalla normativa vigente. Cinquanta centimetri di differenza destinati a spazzare via la movida oplontina, finita in una guerra familiare tra i proprietari di un immobile che negli anni ha ospitato migliaia di ragazzi del territorio. E che ora è destinato a tenere chiusi i battenti a lungo.

CRONACA