Pietro Carotenuto scuote il Pd: “Il partito ha dimenticato i sindaci”

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Pietro Carotenuto scuote il Pd: “Il partito ha dimenticato i sindaci”

«Il Pd si ricorda dei sindaci prima di fare le liste. Poi se ne ricorda ancora dopo il voto, quando abbiamo perso. Così non va, non può funzionare».

Pietro Carotenuto ha 37 anni ed è un giovane sindaco Dem. Guida il piccolo comune di Boscotrecase dove è stato rieletto l’anno scorso col 77% delle preferenze.

Sindaco Carotenuto, i sindaci oggi vengono tirati per la giacchetta. Tutti parlano di voi. Dopo il voto ovviamente.

«Nel Pd veniamo invocati prima di presentare la lista, salvo lasciarci a casa perché prevalgono logiche di correnti, la necessità di garantire posizioni ai big. E poi siamo invocati quando la sconfitta è maturata, Anche Letta aveva invocato la presenza dei sindaci Pd. Lei ha visto qualche sindaco Pd candidato? Ha prevalso la vecchia logica, ma se si continua su questa strada non andiamo da nessuna parte»

La sensazione è che il Pd abbia smesso di ascoltare la gente.

«A livello nazionale il Pd ha ottenuto una percentuale omogenea di voti da nord a sud. Nei quartieri borghesi, tipo Chiaia e Posillipo a Napolli ha preso tanti voti. Ma dove c’è il disagio sciale il voto diminuisce. Il partito si è allontanato dalla sua storia, dalla sua cultura, dagli operai, dal lavoro, dal disagio sociale, governiamo ormai senza vincere le elezioni. Io penso che dobbiamo tornare a esser il partito della gente non della Ztl».

I Cinque Stelle hanno vinto puntando sulla riconferma del reddito di cittadinanza.

«Ha contribuito in modo decisivo alla loro vittoria, anche perché io penso che non sia sbagliato parlare di un sussidio per chi vive in difficoltà economia, per chi è rimasto indietro. Ma non è sbagliato parlare di lavoro, e allora mi chiedo la proposta del Pd sul lavoro dove sta? Critichiamo il Reddito di cittadinanza, ma nel frattempo quale proposta facciamo per aumentare l’occupazione? Solo col lavoro diamo dignità ai cittadini. In assenza di una proposta vince chi garantisce un sussidio a chi è rimasto indietro».

I big sono spariti da questo voto. Il capogruppo Pd Casillo, ad esempio, aveva preso 43mila voti alle Regioni. Ma alle Politiche sembra essere stato messo in panchina.

«Le faccio l’esempio di Fuorigrotta, storicamente del Pd dove la sinistra prende tanti voti, dove vive il presidente del Consiglio Comunale di Napoli Enza Amato. Non l’abbiamo candidata ma abbiamo candidato Di Maio. E la gente ha votato Costa e il Reddito. Non ha riconosciuto in Di Maio la presenza in quel territorio. Se candidavamo la Amato sarebbe andata diversamente. Va valorizzato chi lavora tutti i giorni su quel territorio e chi sostiene le istanze dei cittadini».

Ora si parla di congresso, rinnovamento e altri nomi.

«Siamo al paradosso. Si fanno i nomi del dopo Letta: ma con le bollette aumentate, la disoccupazione e il disagio sociale, alla gente secondo voi davvero interessa chi sarà il dopo Letta. Il pd che fa sul lavoro, su autonomia differenziata, sull’idea le tasse devono restare nei territori dove si pagano e che quindi le risorse saranno distribuite in maniera non equa?»

Anche perché i sindaci sono il punto di riferimento dei cittadini.

«Se anche come ente comunale abbiamo difficoltà per le bollette, anche se siamo stati lungimiranti con l’installazione di pannelli fotovoltaici sul comune, figuriamoci le famiglie. Ogni giorni siamo front office del disagio sociale. Qualcuno viene e dice io non riesco a mangiare e noi gli diciamo chi sostituirà Letta?»

A Napoli c’è un partito da riorganizzare. «Faccio una provocazione sincera. Il segretario metropolitano Marco Sarracino, neo deputato a cui auguro buon lavoro, forse potrebbe decidere di lasciare la segreteria e dedicarsi al Parlamento. E allora io dico la prossima segreteria facciamola formata da amministratori locali, consiglieri comunali, regionali chi vive il territorio e quando si parla sa delle istanze di cui si parla. Cambiamo passo. Altrimenti non andiamo avanti».

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