Il sindaco Salvati rilancia Scafati: “18 mesi per le opere più importanti”

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Il sindaco Salvati rilancia Scafati: “18 mesi per le opere più importanti”

«A Scafati stiamo rilanciando le nostre azioni: il piano assunzioni e il polo scolastico saranno i nostri fiori all’occhiello»

Cristoforo Salvati è il sindaco di Scafati. Alla guida di una maggioranza ballerina, nel mirino dell’opposizione per i continui cambi della sua coalizione, valuta l’azione del Governo Meloni.

Un giudizio positivo il suo?

«Certo che è positivo. Anche perché questo non è un governo di centrodestra, ma di destra-centro. L’idea di amministrare questa nazione col senso di appartenenza della destra si vede dai primi passi dei ministri, Crosetto si inginocchia davanti al Milite Ignoto, Piantedosi contro i rave e contro i segnali di illegalità. Ci sono gli elementi affinché sia un governo forte che difenda l’ordine pubblico e la legalità per le tante persone perbene che vogliono vivere la loro dimensione pubblica sentendosi sicure».

Però, mi consenta, la Meloni aveva detto che subito avrebbe messo mano alla questione delle bollette.

«E’ vero, ma è accaduta questa cosa del rave che imponeva una risposta forte. Però sono certo che la destra sociale di governo avrà una sua dimensione per la risoluzione del caro bollette, anche la presenza di  uomini come Cirielli nominato sottosegretario mi fanno essere ottimista. Noi, a proposito della crisi economica, anche come amministrazione abbiamo previsto una contribuzione dalle politiche sociali, 10mila euro per le emergenze, per venire incontro alle famiglie».

A proposito di povertà, la linea del Governo indica un forte ridimensionamento per il reddito di cittadinanza. La trova d’accordo?

«In linea teorica assolutamente sì. Nel caso specifico di Scafati, però, devo dire che abbiamo 60 percettori di reddito che fanno parte del Puc. Ieri mattina li abbiamo utilizzati, in supporto alla polizia municipale, per facilitare l’ingresso al cimitero, evitando ingorghi e favorendo la circolazione di chi andava a trovare i propri cari. E’ chiaro, dunque, che non possiamo pensare ad assistenza a tempo indeterminato ma a tempo determinato con formazione, professionalità e competenza per evitare inerzia dei giovani»

Il 24 novembre si vota per la Provincia di Salerno: come mai non ha pensato di candidarsi?

«Devo confessare che non ho dato la mia disponibilità. Sono tanti gli impegni per chiudere al meglio questa esperienza amministrativa. Il doppio incarico, da presidente della Provincia e da sindaco di una città di 55mila abitanti mi avrebbe creato problemi. Ad ogni modo sosterremo la candidatura di Sonia Alfano e considerato il vento che sta spirando, grazie anche al contributo dei comuni più grandi, siamo certi che anche in provincia avremo un presidente di centrodestra»

Sindaco lei è sempre nel mirino dell’opposizione: ha cambiato assessori, maggioranze, non ultima l’ingresso di marito e moglie in giunta e consiglio per salvare la pelle sul voto del bilancio. Non era meglio andare a casa? «

Guardi, rispetto all’eredità che abbiamo ricevuto, abbiamo dovuto governare con un piano di riequilibrio, sotto organico e in piena pandemia. Molti consiglieri, eletti per la prima volta, hanno capito che essere a bordo di una nave in tempesta era complesso e dunque hanno abbandonato la nave perché non sapevano cosa significasse governare. Io auguro loro un futuro roseo ma di certo non li candiderò mai più. Poi se si riferisce all’apertura di due colleghi medici Quartucci e Federico che hanno compreso il momento difficile e hanno capito che il commissariamento della città sarebbe stata una iattura, non ho nulla da farmi perdonare».

Non ha mai pensato che andare a casa fosse più dignitoso?

«Tanti consiglieri comunali, anche quando avevano i numeri, non mi hanno mai sfiduciato dal notaio. Non vedo omogeneità di proposte alternative, ma solo un contrasto continuo a quello che può essere una politica per la città e di sviluppo e di legalità. Non ho mai pensato di appartenere o stringere rapporti coi poteri forti della città, ma di rappresentare la politica della trasparenza».

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