Castellammare, processo Cerberus: il nipote del boss vuole lo sconto di pena

Tiziano Valle,  

Castellammare, processo Cerberus: il nipote del boss vuole lo sconto di pena

Castellammare. Sono solo quattro gli imputati del maxi processo Cerberus che chiedono lo sconto di pena attraverso il rito abbreviato. Si tratta di personaggi di primo piano della cosca di Scanzano, guidata dai D’Alessandro, che hanno preferito, attraverso i loro legali, non seguire l’iter del processo ordinario ma scegliere la linea dell’abbreviato. Tra questi spicca, sicuramente Michele D’Alessandro, nipote omonimo del fondatore del clan di Scanzano che al suo primo processo per camorra chiede di ottenere un giudizio più morbido col rito abbreviato che consente anche uno sconto di pena. Sceglie la via dell’abbreviato anche Antonio Rossetti, detto ‘o uappone, ritenuto uno dei reggenti della cosca di Scanzano. Stessa scelta processuale anche per Valentino Marrazzo, collaboratore di giutizia, e Pasquale Rapicano, anch’egli collaboratore di giustizia. L’Antimafia aveva chiesto un’udienza preliminare celere e il gup aveva, per questo motivo, disposto un rinvio di appena due settimane. Il collegio difensivo composto tra gli altri dagli avvocati Stefano Sorrentino, Gennaro Somma, Alfonso Piscino, Renato D’Antuono, Mariano Morelli, Antonio de Martino, Federico Cammarota, Giuliano Sorrentino e Francesco Romano, ha sciolto i nodi e ha deciso tra il rito abbreviato o l’ordinario per i propri assistiti.  Alla sbarra ci sono personaggi di spicco come Michele D’Alessandro (figlio del boss Gigginiello, attualmente libero) e suo nipote Michele D’Alessandro (figlio del cugino Luigi, detenuto al 41-bis). E ancora Teresa Martone, vedova del padrino defunto Michele, sua nuora Rosaria Iovine (moglie di Luigi) e sua cognata Annunziata Napodano (moglie del boss Gigginiello). Nell’elenco degli imputati anche colonnelli di lungo corso della cosca di Scanzano e nuove leve, tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta Cerbero condotta tra il 2010 e il 2015 dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia che hanno ricostruito tutti gli affari illeciti del clan D’Alessandro, da oltre un decennio ormai alleato dei Di Martino di Gragnano. E non a caso alla sbarra ci sono anche il boss Antonio Di Martino e il narcos Rossano Apicella. Tra i 30 capi d’imputazione e tra i tanti nomi “noti” alle cronache giudiziarie, spunta la figura di Augusto Bellarosa. Secondo l’Antimafia avrebbe fatto parte del clan D’Alessandro con un ruolo importante. Si sarebbe occupato di fare le veci di Luigi D’Alessandro e di guidare suo figlio Michele occupandosi, si legge nel capo d’imputazione, «dell’ingerenza del sodalizio criminale nel settore degli appalti pubblici», arrivando a interloquire «a nome dei D’Alessandro» con «gli esponenti politici di riferimento».  Il lungo lavoro dell’Antimafia ha consentito di ricostruire decine di episodi di estorsione messi a segno ai danni di commercianti, piccoli e grandi imprenditori di Castellammare di Stabia. Tutta gente che veniva vessata e costretta a pagare il pizzo alla cosca di Scanzano, sotto diverse forme. E ancora emerge l’ingerenza del clan D’Alessandro negli appalti pubblici e in settori come quello della sanità, dei trasporti, il mercato ittico, la pubblicità, gli eventi e i parcheggi. Senza dimenticare affari che da sempre alimentano le casse della cosca di Scanzano come quello delle sostanze stupefacenti e delle scommesse. @riproduzione riservata

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