Caos ai test di Medicina a Napoli: “Molti si sono consultati su WhatsApp”
CRONACA
21 novembre 2025

Caos ai test di Medicina a Napoli: “Molti si sono consultati su WhatsApp”

Metropolis

Una studentessa: “Il semestre aperto non ci permette di stare al passo, riforma assurda”. Emergono nuove criticità dai test di accesso a Medicina svolti a Napoli: secondo il racconto di Viola V., 19 anni, nell’aula dove si è tenuta la prova “molti studenti si sono scritti su WhatsApp e sui social durante l’esame”, approfittando delle condizioni inaspettatamente permissive.La studentessa, intervistata dall’Adnkronos, riferisce che al momento della prova erano presenti circa cinquanta candidati e solo tre-cinque sorveglianti. La procedura prevedeva tre prove da 45 minuti ciascuna, intervallate da pause di 15 minuti. «Ci aspettavamo di poter andare in bagno durante le pause – racconta – ma ci è stato detto che si poteva farlo solo durante le prove. Da quel momento molti hanno approfittato per uscire e comunicare con l’esterno». Nonostante l’annuncio di disturbatori di rete per impedire l’uso degli smartphone, la misura non sembra aver avuto effetto. «Avevo il telefono spento in borsa. Quando ho finito ho trovato centinaia di notifiche: nei gruppi creati per i test circolavano messaggi durante la prova», denuncia.

Viola critica duramente anche la nuova riforma del “semestre aperto”, introdotta quest’anno: «Non permette a nessuno di stare al passo. Comprimi quattro o cinque mesi di lezioni in poco più di due: i professori sono costretti ad andare al doppio della velocità, senza possibilità di domande o approfondimenti».Secondo la studentessa, la misura, nata per ridurre il ricorso ai corsi privati di preparazione, ha finito per mantenere – se non aumentare – le disparità: «Le scuole private sono rimaste le stesse, i professori anche, ma i prezzi sono aumentati. Chi può permettersi la preparazione ha ancora un vantaggio».La didattica, inoltre, non sarebbe stata uniforme sul territorio: «Ho seguito il primo mese in presenza e poi online, ma molti sono stati costretti a fare tutto da remoto».Nonostante le difficoltà, la studentessa riconosce l’impegno dei docenti: «Hanno fatto il massimo, ci hanno dato materiali e contatti. Ma la riforma rimane assurda: non tiene conto dei tempi reali di cui gli studenti hanno bisogno».