Torre Annunziata, il segretario del Pd Passeggia: «No al rischio di 24 mesi di commissariamento»
CRONACA
1 febbraio 2026

Torre Annunziata, il segretario del Pd Passeggia: «No al rischio di 24 mesi di commissariamento»

Antonio Di Martino

Spaccatura sempre più profonda nel Pd di Torre Annunziata: Passeggia chiede uniformità e scelte rapide, Giorgio invita il segretario alle dimissioni e punta al riassetto di giunta. Con un comunicato, il segretario del circolo oplontino Ciro Passeggia definisce legittime e condivisibili le preoccupazioni che hanno spinto il segretario regionale Piero De Luca a una posizione netta sulla crisi di Castellammare di Stabia, dove ha annunciato il ritiro del sostegno al sindaco Luigi Vicinanza dopo la nomina della commissione d’accesso da parte della Prefettura, ma chiede che lo stesso metro valga anche per Torre Annunziata. Per Passeggia rinviare decisioni «dolorose» non aiuta la città: serve coraggio, chiarezza e determinazione per evitare il rischio di altri 24 mesi di commissariamento. Il messaggio è applicare senza eccezioni la stessa scelta politica, fino alla revoca dell’appoggio, per non trascinare la città nell’incertezza. Alla richiesta di una linea uniforme fa però da contrappunto la risposta del capogruppo Pd in consiglio comunale, Fabio Giorgio, un tempo tra i sostenitori del segretario e oggi distante, già tra i firmatari della richiesta di commissariamento del partito contro Passeggia. «Oggi do massimo sostegno a Cuccurullo», chiarisce, aggiungendo che dalla filiera regionale e provinciale non gli è mai arrivata l’indicazione di prendere le distanze dall’amministrazione. Poi contesta l’appello all’unità lanciato nelle scorse settimane da Passeggia: «Se la maggior parte del partito ha chiesto le dimissioni, la strada per ricomporre è una sola: dimettersi. La coesione si costruisce ascoltando iscritti e dirigenti e seguendo l’indirizzo prevalente». Nella replica entra anche la critica al ruolo politico del segretario, descritto come assente dal confronto con il sindaco e dai tavoli decisionali: un «segretario platonico» che, domanda Giorgio, quale contributo offre oltre a «emanare sentenze».  Da qui il richiamo alle responsabilità interne, dalle segreterie a chi ricopre incarichi, invitati a non perdere di vista comunità e città, in un contesto definito «sfortunato» in cui, aggiunge, vede più giudizi che soluzioni. Il capogruppo sposta quindi l’asse sul governo locale e auspica «presto un riequilibrio della giunta, un riassetto», evitando la parola rimpasto e riconoscendo l’impegno di chi lavora, pur con risultati «sotto gli occhi di tutti»; aprendo alla possibilità di inserire tecnici di peso in ruoli chiave, «senza sete di potere o la necessità di esprimere l’assessore, ma guardando al bene pubblico».