Agro. Benzina importata dall’estero per evadere le tasse, 32 persone a processo
CRONACA
15 febbraio 2026
La maxi-inchiesta della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore

Agro. Benzina importata dall’estero per evadere le tasse, 32 persone a processo

Metropolis

Frode nel commercio di carburante, a processo 32  indagati su 59 complessivi inclusi quelli (7) che avevano visto stralciata la propria posizione. Un giro di svariati milioni di euro evasi alcuni dei quali serviti per ostentare ricchezza comprando Porsche e Lamborghini. Gli inquirenti coordinati dalla procura nocerina  individuarono due distinte associazioni criminali, radicate nell’Agro nocerino-sarnese, “specializzate” nella commercializzazione di carburante adulterato, importato da diversi Paesi esteri eludendo il pagamento delle imposte.

 

L’inchiesta della Procura di Nocera Inferiore

Gli accertamenti della Guardia di Finanza avevano consentito il sequestro di 13 autocisterne con oltre 500 mila litri di prodotto petrolifero di contrabbando e l’arresto in flagranza di 4 persone. Indagini partite verso la fine del 2017, a seguito di alcune anomalie emerse in merito ad un traffico di carburante proveniente dall’Est Europa, venduto in Italia sfruttando un meccanismo fraudolento che portava ad evitare il pagamento delle imposte dovute. Secondo le accuse, gli indagati, nell’arco di soli due anni (tra il 2018 ed il 2019), avrebbero “importato” illegalmente da fornitori ungheresi, croati e sloveni oltre 20 milioni di litri di “olio anticorrosivo e preparazioni lubrificanti”, prodotti per natura non soggetti alle accise e, in linea con la normativa comunitaria, nemmeno al monitoraggio del loro trasporto.

 

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Il sistema della banda

Sul piano cartolare, il percorso seguito era invece molto più tortuoso ed articolato. Dopo essere state sottoposte, in una base logistica in Slovenia, ad un processo di adulterazione che le rendeva idonee alla carburazione, le partite di merce venivano caricate su autocisterne dirette in Italia, scortate da documentazione fiscale del tutto falsa, che gli autisti distruggevano non appena varcata la frontiera, sostituendola con quella di accompagnamento specificamente prevista per coprire il restante tragitto nel territorio nazionale (attestando il trasporto di gasolio per autotrazione ad imposta assolta). Cautela adottata per superare gli eventuali controlli su strada della Guardia di Finanza. Accertato che per ogni litro di gasolio venduto ad un prezzo medio di 1,50 euro, gli indagati ottenevano un indebito “risparmio” di circa 27 centesimi di Iva e 60 di accise, per un totale di quasi 90 centesimi al litro di imposta evasa.

 

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Il riciclaggio dei soldi

Nel tempo, gli éscamotage erano stati anche adeguati ai mutamenti normativi nella disciplina sugli acquisti di carburante. Nel corso dell’inchiesta, le indagini patrimoniali e l’analisi delle segnalazioni per operazioni sospette pervenute dagli istituti bancari avevano consentito di monitorare i rilevanti profitti conseguiti dai sodalizi, sistematicamente trasferiti alle proprie società estere (vere e proprie “casseforti”) per impedirne la tracciabilità, ovvero reimpiegati nel territorio nazionale per l’acquisizione di quote societarie, impianti di stoccaggio e di distribuzione di prodotti energetici. In un biennio, furono effettuati investimenti in depositi per oltre 3 milioni di euro. Si trattava di manovre finanziarie importanti, che hanno contribuito alla realizzazione di un’economia illecita “circolare”, mediante la quale i confini commerciali del network criminale si sono estesi oltre provincia e regione accumulando ricchezze che gli associati non mancavano di ostentare. Ora dei 59 imputati, 32 hanno scelto il processo breve con udienza davanti ai giudici nocerini a marzo mentre per altri il dibattimento è iniziato prima delle feste di Natale.