«Rimetti a posto le cose. Rispetta tuo padre». È bastata questa frase, arrivata attraverso il cemento del carcere, per cancellare…
CHIUSO IL MAXI PROCESSO
22 febbraio 2026
CHIUSO IL MAXI PROCESSO
ESCLUSIVA M+ Ordini dal 41 bis: condannato il padrino Valentino Gionta e i suoi fedelissimi/I nomi
Scacco ai clan dei «Valentini», Gallo Cavalieri e Quarto Sistema
Pene per 130 anni di carcere agli esponenti della camorra torrese
Da Valentino Gionta a Valentino jr, e quella dinastia che da mezzo secolo tiene sotto scacco Torre Annunziata. Tra la prima e la terza generazione del clan Gionta c’è una sentenza della Cassazione che unisce nonno e nipote non solo nel nome ma anche negli scopi criminali. Il fondatore del clan comandava l’organizzazione criminale anche dal 41 bis e il nipote eseguiva, insieme ad altri fedelissimi i suoi ordini sul territorio.
Quella che era un’ipotesi della Dda su un’inchiesta relativa al 2020 da venerdì mattina è diventata una verità giudiziaria. A porre la parola fine sull’ultimo maxi processo messo in piedi dalla Dda partenopea sulla camorra a Torre Annunziata è stata la Suprema Corte che ha condannato in via definitiva diversi affiliati al clan dei «Valentini» ai Gallo Cavalieri e al Quarto sistema.
LA SENTENZA
Sono state confermate le pene a
Valentino Gionta classe 1953, 13 anni e 4 mesi, Giuseppe Carpentieri, classe 1970 16 anni e 5 mesi, Antonio Cirillo, classe 1988, 8 anni e 8 mesi, Michele Colonia, classe 2000, 4 anni, Ciro Coppola, classe 2002, 7 anni mesi 4, Alfredo Della Grotta, classe 1995, 12 anni e 8 mesi, Luigi Esposito, classe 1996, 4 anni e 8 mesi, Teresa Gionta, classe 1974, 11 anni, Valentino Gionta jr, classe 1983 9 anni e 4 mesi, Angelo Palumbo, classe 1961, 11 anni e 8 mesi, Antonio Palumbo, classe 1982, 8 anni, Salvatore Palumbo, classe 1974, 15 anni e 4 mesi, Salvatore Palumbo Aniello, classe 1987, 8 anni.
LE ASSOLUZIONI
L’unica sentenza annullata – su ricorso dell’avvocato Antonio de Martino – è stata quella a carico di Immacolata Salvatore, condannata a 8 anni in Corte d’Appello, con il giudizio di secondo grado che si dovrà ripetere. Annullata anche la sentenza a carico di Luca Chierillo, solamente in merito alla ridetermina della pena.
In appello Chierillo aveva incassato 14 anni di reclusione. Nell’inchiesta sono state ricostruite diverse dinamiche criminali della storia recente della mala organizzata di Torre Annunziata, come l’agguato omicidiario fallito ai danni di Giuseppe Carpentieri (genero del padrino Valentino Gionta) commesso nel maggio del 2020.
Ma tra le carte dell’inchiesta coordinata dalla Dda c’è molto altro tra sfilze di contestazioni per reati relativi al traffico di droga e alle estorsioni, vero core business delle organizzazioni criminali torresi.
Un affare che non permette solo di incassare denaro ma anche di controllare il territorio pronunciando il solo nome di una famiglia. Ed è anche per questo che nonostante tutte le limitazioni imposte ai detenuti al carcere duro il padrino Valentino Gionta riusciva a dare ordini ai suoi affiliati, per il tramite della figlia Teresa, riuscendo a pianificare anche ritorsioni ai danni degli esponenti dei clan rivali.
Il boss, condannato a diversi ergastoli, ora ha incassato l’ennesima condanna che non appesantisce il suo destino – morirà con molta probabilità in cella- ma che rappresenta solo l’ennesimo rigo in un casellario giudiziario di un uomo che ha prestato la sua intera vita al crimine organizzato.

