Vittima di lupara bianca a Pimonte, risolto l’omicidio di Carmine Zurlo: due arresti
CAMORRA
24 febbraio 2026
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Vittima di lupara bianca a Pimonte, risolto l’omicidio di Carmine Zurlo: due arresti

In manette sono finiti Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, ritenuti dagli investigatori gli esecutori materiali del delitto
Michele De Feo

La Direzione distrettuale antimafia chiude un altro capitolo di sangue legato alla camorra. A distanza di 4 anni dalla scomparsa, per gli inquirenti non ci sono più dubbi: Carmine Zurlo è stato ucciso.

Vittima di “lupara bianca”, il suo corpo non è mai stato ritrovato, ma l’indagine condotta dalla Dda e dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo camorristico e soppressione di cadavere.

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In manette sono finiti Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, ritenuti dagli investigatori gli esecutori materiali del delitto. Per la Procura avrebbero attirato Zurlo in una trappola, agendo con modalità riconducibili ai metodi intimidatori tipici delle organizzazioni camorristiche.

 

Un omicidio maturato, secondo la ricostruzione accusatoria, in un contesto di rapporti personali e criminali intrecciati, tanto che a colpire sarebbero stati due uomini considerati vicini alla vittima. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito nelle scorse ore dai militari dell’Arma al termine di un’indagine complessa, fatta di riscontri incrociati, dichiarazioni e attività tecniche. Elementi che hanno consentito alla magistratura antimafia di delineare un quadro ritenuto grave e coerente, pur in assenza del corpo.

 

Un’assenza che per lungo tempo ha reso difficile trasformare i sospetti in accuse formali, ma che non ha impedito agli investigatori di proseguire nel lavoro di ricostruzione dei fatti. Contestualmente risulta indagato a piede libero anche Francesco Di Martino, ritenuto dagli inquirenti figura apicale del contesto criminale di riferimento.

 

La sua posizione è al vaglio degli investigatori, che stanno approfondendo eventuali responsabilità e il possibile ruolo di mandante o istigatore nell’omicidio. La svolta sarebbe arrivata grazie a nuovi elementi investigativi che hanno rafforzato un impianto accusatorio già tracciato nei mesi scorsi.

 

La Dda sostiene che l’eliminazione di Zurlo sia stata decisa per ragioni interne agli equilibri criminali e che l’aggravante del metodo camorristico sia legata alla finalità di agevolare il sodalizio e consolidarne il controllo sul territorio. Il caso aveva destato forte impressione nella comunità locale, rimasta a lungo sospesa tra speranze e timori.

 

La formula della “lupara bianca”, che indica l’uccisione con occultamento del cadavere per cancellare ogni traccia, rappresenta uno degli strumenti più feroci e simbolicamente intimidatori della criminalità organizzata. Anche senza un corpo, la Procura ritiene di aver raggiunto un livello probatorio sufficiente a sostenere l’accusa in giudizio.

 

Spetterà ora al giudice valutare la tenuta delle contestazioni nel prosieguo dell’iter processuale. Nel frattempo, l’operazione segna un punto fermo per gli investigatori: un omicidio che per lungo tempo è rimasto senza verità giudiziaria trova oggi una risposta nelle aule di giustizia, in attesa che il processo accerti responsabilità e ruoli definitivi.

 

Le tracce di Carmine Zurlo si persero il 14 marzo del 2022. Il 29enne si allontanò dalla sua casa di Castellammare, parcheggiò la sua auto nella zona di Varano, molto probabilmente per allontanarsi insieme a qualcun altro. Imparentato con esponenti di primo piano della malavita organizzata dei monti Lattari, del giovane si erano perse le tracce improvvisamente, in un momento in cui nulla lasciava presagire un allontanamento volontario (a cui del resto la famiglia non ha mai creduto): di lì a pochi mesi Carmine avrebbe dovuto sposarsi e sarebbe diventato padre, dal momento che la sua fidanzata era in attesa di un bambino. Ma l’inizio di quell’incubo senza fine ha distrutto tutto. Ora la magistratura sembra finalmente aver fatto luce sulla scomparsa. Un esito, per quanto tragico, che metterà fine allo strazio dei familiari dettato dall’incertezza della sua sorte.