Sospetti di dossieraggio. La commissione Antimafia accusa de Raho, l’ex Procuratore replica: «Uso politico dell’inchiesta»
Federico Cafiero de Raho (M5s)
SCONTRO TOTALE
25 febbraio 2026
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Sospetti di dossieraggio. La commissione Antimafia accusa de Raho, l’ex Procuratore replica: «Uso politico dell’inchiesta»

La relazione di maggioranza punta il dito sulla gestione delle Segnalazioni di Operazioni Sospette tra il 2017 e il 2022, parlando di consapevolezza dei vertici. Il deputato M5S nega ogni addebito
Marco Cesaro

Il caso del presunto dossieraggio che ha scosso le istituzioni italiane raggiunge un nuovo punto di rottura. La Commissione parlamentare Antimafia ha approvato una relazione che ricostruisce la gestione della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) negli anni in cui al vertice sedeva Federico Cafiero de Raho, oggi deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della medesima Commissione. Il documento traccia un quadro di criticità sistemica, contestando il modo in cui le procure hanno finora affrontato il ruolo dell’ex Procuratore nazionale, descritto non come una figura marginale o ignara, ma come un “protagonista” consapevole delle dinamiche interne al suo ufficio.

 

Le contestazioni della Commissione: «Un deficit istruttorio»
Secondo la relazione approvata dalla Commissione, le indagini condotte finora non avrebbero valutato con il necessario rigore la posizione di de Raho, trattando come marginali comportamenti che, a parere della maggioranza, avrebbero richiesto la massima attenzione. Nel testo si legge che l’inchiesta avrebbe lasciato in ombra il ruolo del vertice, impedendo di cogliere la portata di quella che viene definita una “gestione tossica” dell’ufficio.

 

La tesi sostenuta nel documento è che de Raho fosse pienamente consapevole delle prassi irregolari riguardanti le Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS). Gli atti indicherebbero che gli appunti e gli impulsi investigativi prodotti dal gruppo di lavoro, coordinato da Laudati e operativo attraverso Striano, giungevano sistematicamente sulla scrivania del Procuratore nazionale. Per la Commissione, dunque, non vi erano “tratti oscuri”: il vertice avrebbe adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi che legittimavano il modus operandi del gruppo, rendendo difficile sostenere la tese dell’inconsapevolezza.

 

La difesa di de Raho: «Attacco strumentale alla minoranza»
La replica di Federico Cafiero de Raho non si è fatta attendere. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, l’ex magistrato ha rispedito al mittente ogni accusa, definendo la relazione un atto di aggressione politica senza precedenti. Secondo de Raho, la maggioranza starebbe utilizzando l’inchiesta giudiziaria come un’arma per colpire un avversario, tentando di sovrapporsi al lavoro dei pubblici ministeri.

 

L’esponente del M5S ha ribadito l’impossibilità di conoscere i singoli accessi abusivi compiuti da Striano, spiegando che, data la vastità dell’ufficio, le funzioni di controllo erano state regolarmente delegate ad altri soggetti. «State attenti, non toccate nessuno della maggioranza», sarebbe il messaggio che, secondo il deputato, il governo vorrebbe inviare alle opposizioni attraverso questo documento.

 

Il nodo degli atti di impulso e il caso Striano
De Raho ha difeso la legittimità degli atti firmati durante il suo mandato, citando come esempio l’impulso investigativo sull’ex senatore Armando Siri o quello sugli esponenti economici vicini alla Lega. Secondo l’ex Procuratore, si tratterebbe di attività pienamente rientranti nel perimetro delle competenze della DNA, nate da intercettazioni telefoniche della DDA di Palermo e legate a sospetti contatti con ambienti mafiosi.

 

Per quanto riguarda Striano, de Raho lo definisce un “caso isolato e abnorme”, un funzionario che avrebbe abusato del proprio ruolo di responsabile del gruppo per agire al di fuori delle regole, nonostante l’ufficio operasse su presupposti normativi corretti. Il documento della Commissione e la strenua difesa di de Raho delineano ora un clima di scontro frontale che promette di influenzare pesantemente i lavori parlamentari e il dibattito sulla riforma della sicurezza delle banche dati nazionali.

 

Gasparri accusa: «Ci sono politici spiati» 

«Ci sono politici spiati, indagini in corso, accessi reiterati alle banche dati, articoli in serie. È solo il primo atto che sanziona questi comportamenti», lo afferma Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, parlando della relazione della commissione Antimafia sugli accessi abusivi nella banca dati della Dna. «Ci sono evidenze della omessa vigilanza di De Raho, ci sono alcuni suoi atti singolari, ci sono le parole di un altro magistrato, Russo, che aveva capito tutto e non è stato ascoltato». La relazione non individua mandanti e De Raho, non indagato, parla di aperta delegittimazione. «La commissione non emette sentenze – prosegue Gasparri -, ma la relazione ha una valenza storica, frutto di anni di analisi. De Raho e Scarpinato sono in conflitto di interesse».