Economia, centomila imprese infiltrate. La camorra siede al tavolo dei Consigli di amminisrazione
LOTTA AL CRIMINE
25 febbraio 2026
LOTTA AL CRIMINE

Economia, centomila imprese infiltrate. La camorra siede al tavolo dei Consigli di amminisrazione

L'economia del malaffare soffoca il Sud: in Campania 230 imprese bloccate dalle interdittive
Gaetano Angellotti

Il rapporto Eurispes traccia un profilo inquietante dell’economia italiana, dove l’illegalità non è più un fenomeno marginale ma una componente strutturale del sistema. Tra il 2001 e il 2020, oltre 100.000 imprese — circa il 2% del totale nazionale — sono risultate infiltrate dalle organizzazioni criminali. Un esercito di “società zombie” e “cartiere” che non producono valore, ma servono a riciclare proventi illeciti, stimati in almeno 40 miliardi di euro l’anno (circa il 2% del Pil). In questo scenario, la Campania emerge come l’epicentro del fenomeno, con Napoli e la sua provincia nel mirino costante delle attività di prevenzione dello Stato.

 

Il rapporto

«Il complesso rapporto tra riciclaggio ed evasione fiscale», realizzato nell’ambito del Laboratorio sulle Politiche fiscali ci consegna una economia inquinata. Un abisso di evasione fiscale e riciclaggio, di strumenti giuridici utilizzati come trust, fiduciarie e fondi patrimoniali, canali tecnologici come cripto-attivita. Le aziende infiltrate operano con fatturati gonfiati, costi del personale anomali e fallimenti improvvisi.  L’Unità di Informazione Finanziaria riceve quasi 150.000 segnalazioni l’anno con una dotazione di circa 150-160 addetti. Nel primo semestre 2025 le Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) sono state 80.930, in aumento del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento viene attribuito soprattutto alla ripresa della propensione segnaletica di banche e Poste, con oltre 7.700 segnalazioni in più rispetto al primo semestre 2024.

 

Lombardia e Lazio, si legge, sono tra le prime regioni per incidenza del riciclaggio dei proventi illeciti sul Pil, insieme alle aree dove la criminalità organizzata è più radicata – Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Il rapporto stima volumi di riciclaggio pari al 62-70% del valore totale delle transazioni segnalate come sospette. Il report descrive un’infiltrazione ampia per settori: oltre a costruzioni, trasporti, gestione rifiuti e attività immobiliari, vengono segnalate presenze significative anche in manifatturiero, servizi professionali, informazione e comunicazione, attività amministrative e di supporto.

 

Napoli sotto assedio: i numeri della Prefettura e il boom delle SOS
La provincia di Napoli si conferma il principale terreno di scontro tra lo Stato e i clan. Secondo i dati istituzionali del Ministero dell’Interno, solo nel corso del 2024 e del 2025, le province di Napoli e Caserta hanno concentrato la stragrande maggioranza delle misure restrittive regionali, con ben 232 interdittive antimafia emesse su un totale regionale di 240. Nel solo 2025, il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha firmato oltre 130 provvedimenti interdittivi, a cui si aggiungono 26 decreti di “prevenzione collaborativa” per le aziende con contaminazioni meno profonde. Parallelamente, le Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) sono esplose: nel primo semestre 2025 sono state oltre 80.000, con un incremento del 15,6% trainato da banche e Poste.

 

Dall’edilizia ai servizi: i tentacoli dei clan sui fondi pubblici
Non c’è settore che possa dirsi immune. Se l’edilizia e l’immobiliare restano i comparti più colpiti (con 94 interdittive censite nell’ultimo report DIA), la criminalità organizzata campana ha diversificato i propri interessi in modo capillare. Le interdittive firmate in provincia di Napoli hanno colpito imprese attive nel settore dei trasporti, della gestione rifiuti, delle onoranze funebri, ma anche della ristorazione, del commercio ittico e dei servizi logistici. Comuni come Giugliano in Campania, Casoria, Casavatore e la stessa area metropolitana di Napoli vedono costantemente aziende estromesse dal mercato pubblico per sospetti legami con i cartelli camorristici.

 

La nuova frontiera: algoritmi, criptovalute e “super-ricchi”
L’analisi Eurispes evidenzia come i clan abbiano abbandonato i vecchi sistemi per abbracciare tecnologie d’avanguardia. Il riciclaggio viaggia oggi sui binari delle cripto-attività — con segnalazioni di operazioni sospette quasi raddoppiate nel 2025 — e dell’High-Frequency Trading (HFT). Queste operazioni finanziarie ad alta velocità, che durano pochi microsecondi, sfuggono spesso ai controlli della Tassa sulle Transazioni Finanziarie italiana, ferma a una soglia di 0,5 secondi. L’allarme riguarda anche l’uso di trust e fondi patrimoniali per schermare i capitali dei cosiddetti “super-ricchi”, figure spesso al servizio delle holding criminali per occultare patrimoni miliardari.

 

Tracciabilità e PNRR: la sfida delle istituzioni per il 2026
Il contrasto si gioca ora sulla capacità di monitorare i flussi legati al PNRR. La Direzione Investigativa Antimafia segnala che centinaia di anomalie finanziarie sono già state collegate a tentativi di intercettare i fondi europei. Per rispondere a questa minaccia, l’Unione Europea ha introdotto l’AML Package, che prevede nuovi registri per la trasparenza e il controllo degli IBAN virtuali. In Campania, il presidio delle Prefetture attraverso i Gruppi Interforze Antimafia (GIA) resta l’ultimo baluardo per evitare che la pioggia di investimenti pubblici finisca per alimentare, anziché sanare, le casse dei clan della provincia napoletana.