Napoli capitale dell’innovazione: la sfida di Manfredi per attrarre i talenti nel Mediterraneo
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La Campania sta perdendo il suo pezzo di futuro più prezioso a un ritmo allarmante, una vera e propria emorragia di competenze che rischia di vanificare i segnali di ripresa economica registrati negli ultimi anni. A lanciare l’allarme è Luca Bianchi, direttore generale della Svimez, intervenuto a Napoli durante l’incontro focalizzato sul binomio tra innovazione e impresa per la crescita.
I dati presentati sono impietosi e fotografano una realtà difficile da ignorare: ogni anno circa tredicimila laureati abbandonano la regione in cerca di opportunità che il territorio non riesce ancora a garantire. Si tratta di un bacino di capitale umano altamente qualificato che, invece di alimentare lo sviluppo locale, finisce per arricchire i sistemi produttivi del Nord Italia o dell’estero.
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Secondo l’analisi della Svimez, il nodo centrale risiede in un modello di crescita eccessivamente schiacciato su settori tradizionali che, pur essendo vitali, non hanno la capacità di assorbire l’offerta di lavoro specialistica prodotta dalle università campane. Bianchi ha sottolineato come l’eccessiva dipendenza dal comparto turistico e dall’edilizia abbia creato una sorta di soffitto di cristallo per i giovani laureati, lasciandoli ai margini dei processi di espansione economica.
Per invertire questa rotta, la strategia indicata dal direttore generale passa per un rafforzamento strutturale del settore manifatturiero e dei servizi avanzati, ambiti in cui l’innovazione tecnologica può e deve agire come il principale catalizzatore per la creazione di occupazione di qualità.
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L’occasione per attuare questo cambio di paradigma è rappresentata dalla riforma delle politiche di coesione. Bianchi ritiene che, attraverso investimenti mirati e politiche industriali moderne, sia possibile costruire un percorso di crescita che sia meno ancorato alla tradizione e molto più proiettato verso le nuove frontiere dell’economia digitale e della ricerca.
L’obiettivo è trasformare l’innovazione da concetto astratto a pilastro concreto di una politica che supporti le imprese capaci di generare valore aggiunto. Solo in questo modo la Campania potrà smettere di essere una terra di transito per i propri talenti e diventare invece un luogo di approdo e realizzazione professionale per le nuove generazioni.
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Tuttavia, la Campania rappresenta il vero cuore industriale del Mezzogiorno: oltre il 20% del Pil industriale del Sud si produce qui e la regione è anche quella con la quota di esportazioni più elevata, ha aggiunto il direttore della Svimez, Luca Bianchi. «Negli ultimi anni la crescita della regione Campania è stata sostenuta anche dagli investimenti del Pnrr, ma ora la vera sfida è dare continuità a questo ciclo. Sarà fondamentale utilizzare al meglio le politiche di coesione, migliorando la qualità della spesa e collegandola in modo più stretto alle politiche industriali e all’innovazione. Serve un vero progetto di politica industriale per una regione che, appunto, rappresenta il cuore produttivo del Mezzogiorno».
Per Bianchi «accanto agli investimenti economici, è necessario migliorare anche la qualità delle istituzioni e dei servizi pubblici. Il percorso intrapreso dal Comune di Napoli per tornare alla normalità nella gestione finanziaria e nella riscossione è un passaggio importante, perché solo con istituzioni solide è possibile costruire politiche di sviluppo di medio periodo. I giovani non emigrano soltanto per cercare lavoro, ma anche perché percepiscono una minore qualità dei servizi e delle opportunità. Per questo le politiche pubbliche devono mettere le nuove generazioni al centro».
Intanto, Roberto Fico ha garantito che la Regione si prepara a concretizzare i progetti in grado di trattenere i giovani sul territorio.