Una vita per il calcio, premio speciale per Adelina Caccioppoli
Roma si è tinta d’azzurro e d’orgoglio campano in occasione della cerimonia di consegna delle Benemerenze, l’appuntamento che celebra i…
Il calcio dilettantistico vive grazie al lavoro silenzioso di tante persone che operano lontano dai riflettori. Dirigenti, collaboratori e volontari che ogni settimana garantiscono organizzazione, passione e presenza costante per permettere alle squadre di scendere in campo. È anche per questo che la cerimonia nazionale delle Benemerenze della FIGC rappresenta uno dei momenti più significativi per il movimento sportivo italiano. A Roma, alla presenza del presidente federale Gabriele Gravina e del numero uno della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete stata premiata anche Adelina Caccioppoli, figura storica del calcio della penisola sorrentina. Dagli anni trascorsi nel Vico Calcio fino all’attuale incarico di segretaria nella Polisportiva Massa Lubrense, Adelina ha costruito il suo percorso con passione e spirito di servizio.
Una vita per il calcio, premio speciale per Adelina Caccioppoli
Roma si è tinta d’azzurro e d’orgoglio campano in occasione della cerimonia di consegna delle Benemerenze, l’appuntamento che celebra i…
Adelina, cosa hai provato quando ha ricevuto la Benemerenza della FIGC?
«È stata una grande soddisfazione. Quando ricevi un riconoscimento del genere ripensi inevitabilmente a tutti gli anni trascorsi sui campi di calcio, al lavoro fatto giorno dopo giorno. Per me è come raccogliere i frutti di tanto impegno e di tanti sacrifici. Però non lo considero un punto di arrivo: lo vivo più come uno stimolo a continuare a fare sempre meglio e a imparare ancora».
Com’è stato vivere la cerimonia accanto ai vertici del calcio italiano?
«È stata un’emozione fortissima. Devo dire la verità: mi sentivo quasi un pesce fuor d’acqua. Mi sono trovata in mezzo a persone che siamo abituati a vedere in televisione o nei grandi eventi del calcio. Tra gli ospiti c’era anche Dino Zoff: per me è stato davvero qualcosa di speciale. È stata una giornata che porterò sempre con me».
Il tuo percorso nel calcio è iniziato molti anni fa. Come è nata questa passione?
«Tutto è iniziato a Vico Equense, nella scuola calcio dove giocava mio figlio. Frequentando l’ambiente ho iniziato a dare una mano e da lì è partita la mia carriera. Successivamente sono entrata nello staff del Vico Equense Calcio, dove ho avuto la possibilità di crescere professionalmente e di imparare tantissime cose».
Quali erano i tuoi compiti all’interno della società?
«Facevo un po’ di tutto. Ero sia magazziniera che segretaria. Mi occupavo della preparazione del materiale per la squadra, delle bottigliette d’acqua, delle divise, ma anche di tutta la parte burocratica: dalle distinte di gara ai rapporti con la federazione. Nel calcio dilettantistico spesso non ci sono ruoli rigidamente divisi e bisogna essere pronti a fare qualsiasi cosa».
Chi segue una partita dalla tribuna spesso vede solo i novanta minuti. Quanto lavoro c’è dietro?
«Tantissimo. Chi viene allo stadio difficilmente immagina quante ore di lavoro ci siano dietro una gara. Durante la settimana bisogna organizzare tutto: documenti, comunicazioni, contatti con le altre società e con gli arbitri. Il giorno della partita poi si vive praticamente insieme alla squadra e allo staff. Anche se si lavora dietro le quinte le responsabilità sono grandi. E quando la partita non va bene ci rimani male come tutti gli altri».
Negli anni il calcio dilettantistico è cambiato? «Sì, è cresciuto molto. Negli ultimi anni si è fatto un grande lavoro dal punto di vista organizzativo. Con la guida di Carmine Zigarelli ci sono state nuove regole e una struttura più chiara. Tutto questo ha aiutato le società a lavorare meglio».
Quanto conta il lavoro di chi opera dietro le quinte? «Conta tantissimo. Tutti possono contribuire a far vincere una partita: non solo i giocatori o l’allenatore, ma anche chi si occupa dell’organizzazione. Un magazziniere, un segretario, un dirigente: sono figure fondamentali per far funzionare una società».
Quali sono le difficoltà maggiori nel calcio dilettantistico?
«Sicuramente quelle economiche. Non è semplice portare avanti una società perché spesso le risorse sono limitate. Molte realtà vanno avanti grazie alla passione dei dirigenti e all’aiuto delle comunità locali».
Oggi lavori presso la Polisportiva Massa Lubrense. Di cosa ti occupi?
«Da circa un anno svolgo lavoro di segreteria per tutta la società, dai più piccoli fino alla prima squadra. Seguo i comunicati ufficiali, la documentazione per le partite, i rapporti con la federazione e con le altre società. È un lavoro impegnativo ma molto bello».
Che ruolo hanno le società dilettantistiche per i giovani?
«Sono fondamentali. Lo sport è un grande strumento di aggregazione e permette ai ragazzi di crescere con delle regole. È un modo per tenerli lontani da distrazioni e situazioni negative, insegnando valori importanti come il rispetto e il sacrificio».
Nel tuo percorso hai incontrato difficoltà legate al fatto di essere una donna nel calcio?
«All’inizio sì. Quando ho iniziato la figura della donna era vista in modo diverso. C’era un po’ di pregiudizio e qualcuno pensava che non potessimo svolgere certi ruoli. Con il tempo però le cose sono cambiate: quando dimostri di saper lavorare bene, le persone lo riconoscono».
Oggi le figure femminili sono più presenti nel calcio dilettantistico?
«Sì, sicuramente. Le donne hanno acquisito sempre più spazio e responsabilità all’interno delle società. Anche se, devo dirlo, la figura della magazziniera donna resta ancora piuttosto rara».
A chi dedichi questo riconoscimento? «Prima di tutto ai miei figli, che mi hanno sempre sostenuto. Poi a tutti gli amici e alle persone che mi sono state vicine in questi anni. Senza di loro sarebbe stato più difficile portare avanti questo percorso».
Che consiglio dai a chi vuole avvicinarsi al mondo del calcio?
«Il consiglio è semplice: serve passione. Che tu sia un giocatore, un dirigente o un magazziniere, devi amare quello che fai. Senza passione è difficile affrontare i sacrifici che questo sport richiede». La storia di Adelina Caccioppoli dimostra come il calcio dilettantistico sia fatto soprattutto di persone che lavorano lontano dai riflettori. Il riconoscimento ricevuto a Roma non celebra solo una carriera personale, ma rappresenta anche il simbolo di tutte quelle figure che ogni settimana rendono possibile lo svolgimento delle attività sportive. Un mondo fatto di impegno, dedizione e passione autentica.