Pimonte, manifesti contro i magistrati: assolto il fratello di Sara
LA SENTENZA
11 marzo 2026
LA SENTENZA

Pimonte, manifesti contro i magistrati: assolto il fratello di Sara

Insulti al procuratore Fragliasso e a due Pm: innocente Raffaele Aiello. Non fu il commerciante ad affiggere i volantini all’esterno del tribunale
Gaetano Angellotti

Insulti al procuratore capo della procura di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso e ai pm Prisco e Riccio: il tribunale di Roma assolve «per non aver commesso il fatto» Raffaele Aiello. Il commerciante di Pimonte era l’unico indagato che la Digos aveva individuato dopo la comparsa dei manifesti, affissi difronte al tribunale oplontino. Aiello è il 59enne fratello di Sara, la donna di Pimonte morta la notte tra il 2 e il 3 giugno 2015 nella sua casa coniugale di Pompei, mentre il marito la filmava con un cellulare.

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I fatti risalgono al 9 maggio del 2022: di fronte al tribunale di Torre Annunziata, sulle mura di un caseggiato di corso Umberto I, compaiono dei manifesti in cui vengono apostrofati con accuse pesantissime sia il procuratore capo Fragliasso che i suoi sostituti Emilio Prisco e Alessandra Riccio. Immediatamente viene aperta un’inchiesta sull’accaduto, si teme che possa trattarsi di minacce ad opera della criminalità organizzata attiva nel vastissimo territorio di competenza del tribunale, ma ben presto le indagini virano in tutt’altra direzione. Gli investigatori, pur non tralasciando alcuna ipotesi, «incrociano» i dati relativi ai fascicoli che i magistrati stanno seguendo, e uno in particolare attira la loro attenzione. Quello riguardante la scomparsa della 36enne di Pimonte, Sara Aiello.

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Da ormai molti anni, infatti, il fratello Raffaele conduce una battaglia per ottenere giustizia per quello che considera senza ombra di dubbio un delitto piuttosto che una tragica fatalità. Più volte, anche davanti alle telecamere delle trasmissioni televisive che hanno ripreso il caso, sollevato per primo da Metropolis, Aiello ha adombrato forti perplessità sulla conduzione delle indagini e sulle successive scelte da parte della procura di Torre Annunziata. La pista sull’autore dei manifesti diffamatori porta dunque a Pimonte, e a inizio agosto 2022 gli inquirenti decidono di premere sull’acceleratore: le indagini, affidate alla procura di Roma – competente per reati che riguardano magistrati del distretto di Napoli – portano a una perquisizione domiciliare nei confronti di Raffaele Aiello. A casa sua si presentano i carabinieri che sequestrano il suo cellulare per esaminarne il contenuto.

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A febbraio 2024 il tribunale di Roma ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Silvia Sereni nei confronti di Aiello, che, assistito dall’avvocato Alessandra Spina dello studio Vittorio Marinelli, è stato chiamato a rispondere di diffamazione aggravata. Aiello, dal canto suo, si era sempre detto estraneo ad ogni accusa: «Sono del tutto estraneo a questa vicenda – ribatte Raffaele Aiello – mi difenderò nel processo. Mi dispiace solo dover constatare ancora una volta la lentezza della giustizia italiana: per altri due anni ancora dovrò vivere con questa spada di Damocle sul capo, da innocente». Innocenza che è stata riconosciuta non solo dal giudice Claudio Politi della Decima Sezione Penale del Tribunale di Roma, che ha assolto Aiello per non aver commesso il fatto, ma implicitamente anche dal pm (il vpo Daniela Miscio) che aveva chiesto nei suoi confronti l’assoluzione.