Castellammare. Il giudice Russo: «Non bastano i “no” alla camorra, qui servono regole»
IL CONFRONTO
13 marzo 2026
IL CONFRONTO

Castellammare. Il giudice Russo: «Non bastano i “no” alla camorra, qui servono regole»

Il giudice della Corte d'Appello di Napoli alla presentazione del libro "Sistema Sorrento"
Tiziano Valle

«Continuo a sperare che a Castellammare si possa avviare un percorso per liberarsi dai clan, ma per farlo non basta mettersi sul piedistallo ed urlare il proprio “no” alla camorra, bisogna dare regole nella quotidianità e impegnarsi per farle rispettare, perché è nell’assenza di regole che prolifera la criminalità organizzata». E’ questo uno dei passaggi dell’intervento del giudice della Corte d’Appello di Napoli, Nicola Russo, alla presentazione del libro “Sistema Sorrento”, scritto dal giornalista de Il Fatto Quotidiano, Vincenzo Iurillo.

 

Il libro

Un evento moderato dal professore Pierluigi Fiorenza, durante il quale si è partiti dall’analisi della situazione di Sorrento dove recentemente si è insediata la commissione d’accesso, inviata dalla Prefettura di Napoli, per accertare eventuali infiltrazioni in un Comune che è già stato commissariato dopo l’arresto per corruzione dell’ex sindaco Massimo Coppola. Una vicenda, quest’ultima, narrata nel dettaglio da Iurillo, che tra collegamenti con il passato e particolari inediti (che potrebbero essere anche oggetto di ulteriori approfondimenti in corso delle forze dell’ordine), affronta anche il tema degli interessi del clan D’Alessandro e di altri gruppi criminali dell’area stabiese in penisola sorrentina.Vicende emerse anche in recenti inchieste della Procura Antimafia di Napoli.

 

Il Sistema Sorrento

«A Sorrento sembra che non sia accaduto nulla, anzi la politica si sta già preparando per le prossime elezioni come nulla fosse e addirittura andando a ripescare nomi protagonisti da 30 anni della scena politica per le candidature a sindaco», ha detto Iurillo. Le vicende relative alle infiltrazioni della criminalità organizzata s’intrecciano poi con episodi di pressione imprenditoriale e cattiva gestione della macchina comunale. Ed è su questo che il giudice Nicola Russo ha chiesto attenzione: «A volte si tende a parlare di camorra anche per episodi di delinquenza comune o, in ambito politico, di incapacità amministrativa nell’attuare azioni incisive».