Giallo a Capri: una nuova ombra sulla morte di Luca Canfora
INCHIESTA
13 Marzo 2026
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Giallo a Capri: una nuova ombra sulla morte di Luca Canfora

La Procura di Napoli iscrive un collaboratore nel registro degli indagati per false dichiarazioni: i filmati dei Giardini di Augusto smentirebbero le testimonianze raccolte dopo il ritrovamento del corpo
Pasquale Santo

A distanza di oltre due anni da quel tragico 1° settembre 2023, il mistero sulla morte di Luca Canfora, stimato costumista cinematografico, si arricchisce di un capitolo giudiziario inquietante. Come riporta Il Mattino, la Procura di Napoli ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati un collaboratore della troupe di Parthenope, l’ultimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, con l’ipotesi di reato di false dichiarazioni al pubblico ministero. Una svolta che non solo riapre ufficialmente il caso, ma sposta l’attenzione dalle ipotesi di un tragico incidente o di un gesto volontario verso una possibile operazione di depistaggio o, quanto meno, di reticenza da parte di chi era presente sul set in quelle ore convulse.

 

Il corpo di Canfora, 51 anni, professionista di fama internazionale con una carriera costruita tra grandi produzioni italiane e Hollywood, fu rinvenuto da alcuni canoisti nelle acque cristalline di Capri, proprio sotto la scogliera dei Giardini di Augusto. Quella parete di roccia, alta circa cento metri, sovrasta il punto in cui il cadavere è stato recuperato, e fin dalle prime battute l’indagine si era concentrata sulla possibilità di una caduta dal belvedere. Tuttavia, ciò che inizialmente era sembrato un drammatico quanto lineare “caso chiuso”, si è scontrato con le incongruenze tecniche e le proteste vibranti della famiglia della vittima.

 

Le immagini che smentiscono i testimoni
Il perno della nuova attività investigativa risiede nei sistemi di videosorveglianza dell’area. Gli inquirenti hanno analizzato minuziosamente i filmati registrati dalle telecamere che puntano sui Giardini di Augusto, incrociando i movimenti rilevati con le dichiarazioni rese dai membri della troupe nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento. Il confronto avrebbe fatto emergere discrepanze giudicate insanabili tra ciò che le telecamere mostrano e quanto riferito da un collaboratore del set.

 

Non si tratterebbe, secondo le prime indiscrezioni, di semplici sfumature o errori dovuti allo shock del momento, ma di divergenze tali da spingere i magistrati a ipotizzare una volontà deliberata di fornire una versione dei fatti fuorviante. Resta da capire se l’indagato abbia cercato di coprire responsabilità altrui, omissioni nella sicurezza sul lavoro o se dietro quelle dichiarazioni si nasconda una dinamica della morte radicalmente diversa da quella ipotizzata finora.

 

La battaglia della famiglia e i dubbi del medico legale
Fin dal principio, i familiari di Luca Canfora hanno rifiutato la tesi del suicidio. Attraverso esposti e consulenze di parte, hanno evidenziato come le condizioni del cadavere fossero, a loro avviso, incompatibili con un volo di cento metri nel vuoto. La mancanza di determinate fratture e la posizione del ritrovamento hanno alimentato il sospetto che il costumista possa essere caduto da un’altezza inferiore, o che la sua morte sia avvenuta in circostanze che nulla hanno a che vedere con il belvedere dei Giardini di Augusto.

 

Ironia tragica della sorte, la troupe stava girando proprio in quei giorni una scena che prevedeva il suicidio di un personaggio. Questa coincidenza aveva inizialmente spinto gli investigatori a valutare un possibile momento di confusione o di forte stress emotivo del costumista, ma oggi quella stessa coincidenza viene letta sotto una luce diversa: è possibile che la finzione cinematografica sia stata utilizzata come “canovaccio” per mascherare una realtà differente?

 

Un’inchiesta che si allarga
L’iscrizione del collaboratore nel registro degli indagati è solo la punta dell’iceberg di una nuova fase tecnica. La Procura ha disposto ulteriori accertamenti medico-legali e perizie biomeccaniche per ricostruire la traiettoria di un’eventuale caduta. L’obiettivo è stabilire con certezza scientifica se il corpo di Canfora sia effettivamente precipitato dal punto indicato dalle prime testimonianze o se sia stato spostato in un secondo momento.

 

Il mondo del cinema, ancora scosso dalla perdita di un collega stimato per il suo talento e la sua umanità, segue con il fiato sospeso l’evoluzione dell’inchiesta. Canfora non era solo un tecnico, ma un artista capace di vestire i sogni dei più grandi registi contemporanei. La sua fine, avvenuta nel cuore della bellezza di Capri, merita una verità che sia all’altezza della sua dignità professionale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le “false dichiarazioni” siano state il maldestro tentativo di evitare complicazioni burocratiche per la produzione o se, al contrario, rappresentino il velo steso sopra un evento molto più oscuro.

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