Napoli, droni e droga a Poggioreale: la nuova frontiera del crimine dietro le sbarre
Il perimetro murario delle carceri italiane, un tempo barriera invalicabile per comunicazioni e traffici illeciti, sembra essere diventato permeabile di fronte all’avanzata della tecnologia civile. L’ultimo episodio, avvenuto nella mattinata del 13 marzo 2026, ha visto come teatro il carcere “Giuseppe Salvia” di Poggioreale, a Napoli, dove la Polizia Penitenziaria ha intercettato una consegna di droga e cellulari effettuata tramite un drone.
L’operazione nelle docce
L’intervento degli agenti è scattato all’interno di un padiglione della casa circondariale. Secondo quanto ricostruito, il drone è riuscito a sorvolare le mura di cinta e a calare un pacco in una zona prestabilita, per poi riprendere rapidamente quota e dileguarsi prima che potesse essere abbattuto o tracciato. Un detenuto è stato però colto di sorpresa proprio mentre si trovava nel locale docce, intento a recuperare e occultare il carico appena ricevuto.
All’interno di una busta, i poliziotti hanno rinvenuto tre smartphone di ultima generazione – dispositivi miniaturizzati ma estremamente potenti, capaci di connettersi alla rete e permettere comunicazioni non monitorate con l’esterno – e due panetti di sostanza stupefacente per un peso complessivo di circa 150 grammi. Il materiale, secondo gli inquirenti, era destinato a un redditizio mercato interno, dove la droga e la possibilità di comunicare con i clan di appartenenza rappresentano beni di lusso dal valore inestimabile.
L’allarme del sindacato: “Guerra tecnologica”
L’episodio ha riacceso i riflettori sulle criticità operative che affliggono la Polizia Penitenziaria. Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, rispettivamente presidente e segretario del sindacato Uspp, hanno espresso viva soddisfazione per la professionalità dimostrata dagli agenti di Poggioreale, sottolineando tuttavia la disparità di mezzi in campo.
“Siamo di fronte a una vera e propria guerra tecnologica quotidiana,” hanno dichiarato i rappresentanti sindacali. “La criminalità organizzata utilizza i droni con estrema dimestichezza, trasformandoli in corrieri volanti precisi ed efficaci. È un cambio di passo che richiede una risposta istituzionale altrettanto tecnologica.”
Carenza di organico e necessità di strumenti anti-drone
Il sindacato Uspp ha ribadito la necessità urgente di dotare i penitenziari di sistemi di difesa passiva e attiva. Tra le richieste principali figurano gli “jammer” (inibitori di segnale capaci di neutralizzare le frequenze dei droni e dei telefoni cellulari) e sistemi radar di rilevamento per i piccoli velivoli.
A rendere ancora più complessa la gestione della sicurezza a Poggioreale è il cronico deficit di personale. “A Poggioreale mancano circa 150 unità di polizia,” concludono Moretti e Auricchio. “Nonostante questo vuoto d’organico, il personale riesce a garantire l’ordine e la legalità solo attraverso enormi sacrifici personali e un costante spirito di abnegazione.”

