Referendum Giustizia: Da Roma a Torino, Il NO dei sindaci italiani
REFERENDUM GIUSTIZIA
13 marzo 2026
REFERENDUM GIUSTIZIA

Referendum Giustizia: Da Roma a Torino, Il NO dei sindaci italiani

Serena Uvale

È un’adesione ampia e trasversale quella che coinvolge diversi sindaci in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Sono già 270 le sindache e i sindaci italiani che hanno aderito all’appello promosso da Autonomie Locali Italiane e dal Comitato della società civile per il NO alla riforma costituzionale sulla giustizia.

Roma, Napoli, Torino, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Cagliari, Parma, Verona, Vicenza, Bergamo, Reggio Emilia e Sassari sono tutte città che sono state coinvolte in questa mobilitazione, unendo amministratrici e amministratori che ogni giorno si confrontano con i problemi concreti dei cittadini e che chiedono una giustizia più efficiente. Il messaggio che arriva dall’appello dei sindaci è che la riforma non rafforza la giustizia ma rischia di indebolirla. Secondo i firmatari, infatti, la riforma costituzionale non interviene sui veri problemi della giustizia ovvero: la carenza di magistrati e personale amministrativo, l’arretrato e la lentezza dei procedimenti, ma al contrario, tocca temi poco rilevanti come la separazione delle carriere, che riguarda oggi una percentuale minima di magistrati e indebolisce la cultura comune della giurisdizione tra giudici e pubblici ministeri, con il rischio di una giustizia più sbilanciata verso l’accusa e meno garantista.

Altro elemento messo in evidenza dai primi cittadini è il rischio riguardo l’introduzione del sorteggio negli organi di autogoverno della magistratura che potrebbe rendere il sistema più fragile e più esposto alle pressioni della politica. Nell’appello i sindaci ricordano che la vera priorità è affrontare i nodi strutturali del sistema, chiedendo al governo più magistrati e personale amministrativo, investimenti nelle infrastrutture informatiche, riduzione dell’arretrato, norme più chiare e procedure più semplici per cittadini e amministrazioni.

«Chi governa i Comuni conosce bene i problemi reali della giustizia: processi troppo lunghi, carenza di personale, arretrati, infrastrutture informatiche insufficienti. Questa riforma è sbagliata e non affronta nessuna di queste questioni. Per questo tanti sindaci, dalle grandi città ai piccoli comuni, hanno deciso di dire con chiarezza che non serve riscrivere la Costituzione: serve far funzionare meglio la giustizia» hanno concluso Gualtieri e Lo Russo.