Castellammare, ambulanze e camorra: mazzette ai vigilantes per favorire le ditte
«C’é un malato che deve essere trasportato a Napoli, chiamo io l’ambulanza: facciamo 50 euro a testa». Siamo nell’ospedale San…
Ambulanze e camorra, scarcerato Daniele Amendola, l’imprenditore finito nei guai lo scorso novembre perchè accusato di essere un colletto bianco al servizio del clan D’Alessandro. Un’accusa che è crollata perchè l’uomo è stato processato e condannato in primo grado con il rito abbreviato per illecita concorrenza con minaccia e violenza ai danni dei competitor. Ieri mattina i giudici hanno accolto una richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale, il penalista stabiese Antonio de Martino, concedendo ad Amendola un alleggerimento della misura cautelare.
Castellammare, ambulanze e camorra: mazzette ai vigilantes per favorire le ditte
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L’uomo seguirà il prosieguo del processo che lo vede alla sbarra agli arresti domiciliari. Amendola è stato arrestato lo scorso novembre con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con minaccia e violenza ai danni dei competitor, ed estorsione.
Daniele Amendola
I capi di imputazione sono scaturiti da un’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo Investigativo di Torre Annunziata e che vede coinvolto anche il ras recluso al 41 bis Antonio Rossetti alias ‘o guappone. Secondo l’Antimafia il pluripregiudicato stabiese (uomo di spicco del clan D’Alessandro e di cui è stato anche reggente, soprannominato negli ambienti della criminalità organizzata il «boss delle ambulanze») avrebbe gestito direttamente la «New life» intestandola però ad Amendola che eseguiva, secondo l’accusa, i suoi ordini, con l’obiettivo di controllare in maniera monopolistica, minacciando i competitors, il servizio del trasporto malati per conto dell’Asl Napoli 3 sud e per le strutture sanitarie private dell’area stabiese.
Ambulanze e camorra, confiscata la «New life», la ditta per l’Antimafia gestita direttamente dal clan D’Alessandro e che si occupava…
Un castello accusatorio che però nella fase preliminare al processo ha avuto una battuta d’arresto. Il Tribunale del Riesame ha decretato l’annullamento per i capi di imputazione relativi all’intestazione fittizia della «New life» e per estorsione. I giudici hanno però confermato ad Amendola la misura cautelare del carcere per il reato di illecita concorrenza con minaccia e violenza aggravato dal metodo camorristico. Capo di imputazione per cui l’imprenditore 45enne è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere.