L’Antimafia sta provando ad ottenere il suo arresto da anni perché lo ritiene una pedina fondamentale per le strategie criminale…
CAMORRA
4 aprile 2026
CAMORRA
ESCLUSIVA M+ | Stipendi agli affiliati: in cella il ras dei D’Alessandro
L'esponente del clan D'Alessandro è accusato di associazione mafiosa, ieri si è consegnato ai carabinieri
«Arrestate Luciano Verdoliva». Il verdetto della Corte di Cassazione è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri. Il ras del clan D’Alessandro non ha perso tempo e si è consegnato ai carabinieri di Torre Annunziata accompagnato dal suo legale, il penalista stabiese Antonio de Martino.
Dopo le formalità di rito è stato scortato nel super carcere di Secondigliano a Napoli da dove seguirà l’iter del procedimento che lo vede indagato per associazione a delinquere di stampo camorristico. Assolto con formula piena da un’accusa di omicidio, a giudizio in una sfilza di processi di camorra, Luciano Verdoliva, 49 anni, negli ambienti criminali di Castellammare di Stabia è sempre stato noto per la sua scaltrezza che gli ha permesso più volte di sfuggire alle mire dell’Antimafia che però questa volta, dopo una lunga battaglia giudiziaria, è riuscita ad ottenere il suo arresto.
A causare la riapertura delle porte del carcere per il pregiudicato stabiese sono state le accuse della maxi inchiesta Domino III che ha ricostruito le dinamiche e i segreti del clan D’Alessandro tra il 2020 e il 2022. La Dda nella fase precautelare aveva chiesto l’arresto di Verdoliva incassando però il rigetto da parte del giudice per le indagini preliminari. Ordinanza che è poi stata impugnata dall’ex pm dell’Antimafia Giuseppe Cimmarotta di fronte al Tribunale del Riesame con i giudici che ribaltarono la decisione del gip.
La difesa di Verdoliva ha infine impugnato questa sentenza di fronte alla Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso dando il via libera definitivo all’arresto del ras di Scanzano. Da quanto emerso nell’inchiesta Domino III l’uomo era ben addentrato nelle dinamiche criminali del clan D’Alessandro e si sarebbe occupato della distribuzione degli stipendi agli affiliati e ai familiari dei fedelissimi della multinazionale del crimine.
Un compito che il ras avrebbe ricoperto sino al giorno del suo arresto nel 2023 con l’accusa di aver ammazzato Carmine Paolino, esponente del clan Omobono- Scarpa. Ad incastrare Verdoliva erano principalmente le dichiarazioni di Ciro Sovereto, ex killer del clan Vollaro di Portici.
Durante il processo ci fu il colpo di scena. Il collaboratore di giustizia ritrattò le accuse in aula costringendo l’Antimafia a chiedere l’assoluzione per Verdoliva, poi confermata anche dai giudici. Siamo nel febbraio del 2025 e quando il ras fece rientro a Castellammare fu accolto da una ventina di persone sul lungomare di Castellammare con bottiglie di champagne e uno spettacolo pirotecnico abusivo.
Il video dei festeggiamenti, pubblicato su Tik-tok, diventò virale sul web. Luciano Verdoliva è figlio di Giuseppe, l’autista del padrino defunto Michele D’Alessandro ammazzato in un agguato di camorra agli inizi degli anni 2000 durante la faida tra la cosca di Scanzano e gli scissionisti degli Omobono-Scarpa.
Attualmente è a giudizio nell’ambito dei maxi processi Cerbero e Olimpo con le accuse di associazione a delinquere di stampo camorristico e estorsione. Processi che ora seguirà da dietro le sbarre in attesa di un un nuovo decreto di giudizio immediato nell’ambito del processo Domino III che in primo grado ha già portato a condanne pesantissime agli esponenti della cosca di Scanzano. Soprannominato ‘o pescatore, Verdoliva ha anche un recente passato da imprenditore nel settore della ristorazione. Nel corso dell’indagini sono venuti fuori anche i suoi rapporti con esponenti del clan Di Lauro di Secondigliano.

