ESCLUSIVA M+ | Narcos ucciso a Lettere, il pentito risolve l’omicidio
CAMORRA
7 aprile 2026
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ESCLUSIVA M+ | Narcos ucciso a Lettere, il pentito risolve l’omicidio

Il killer pentito Aniello Mirante risolve l'omicidio di Ciro Gargiulo. Caccia ai riscontri su 4 nomi fatti dal sicario del ras del clan Di Martino
Michele De Feo

Due killer, un basista e un mandante. Aniello Mirante, ex sicario e attuale collaboratore di giustizia, ha consegnato agli inquirenti la lista di chi ha partecipato o avuto un ruolo nell’omicidio di Ciro Gargiulo, 60 anni, narcos dei Monti Lattari ammazzato a colpi di lupara il 19 febbraio 2024 in un terreno a lui riconducibile in via San Giorgio tra Casola di Napoli e Lettere.

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A due anni di distanza dal delitto potrebbe essere arrivata la svolta investigativa su uno dei cold case inseriti nell’ambito della faida per il controllo dell’affare della coltivazione della marijuana tra le pendici dei Monti Lattari, zona ribattezzata dagli inquirenti come la “Jamaica del sud”.

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Il verbale del collaboratore di giustizia, a processo per essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Alfonso Cesarano, ras del clan Di Martino, è ancora coperto da numerosi omissis dietro i quali si celerebbero i nomi di chi ha pronunciato la sentenza di morte di Gargiulo, chi ha l’ha eseguita e chi ha aiutato i killer a metterla a segno.

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Nomi sui quali vige il segreto indiziario e su cui sono ancora in corso le operazioni di riscontro alle dichiarazioni del killer pentito che non avrebbe avuto un ruolo nella commissione dell’omicidio. Ciro Gargiulo, alias ‘o biondo, fu ammazzato nella mattinata del 19 febbraio del 2024 mentre era nel suo terreno in via San Giorgio. Da quanto ricostruito dagli inquirenti il 60enne fu raggiunto da due sicari che gli spararono contro colpi di lupara e pistola.

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I killer sarebbero arrivati attraversando i terreni che circondavano la proprietà di Gargiulo nascondendosi tra la fitta vegetazione. Un’imboscata a cui Gargiulo non ebbe scampo. Subito dopo l’agguato i killer fecero perdere le loro tracce mentre il 60enne fu accompagnato al pronto soccorso di Castellammare di Stabia ormai già privo di vita.

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Originario di Lettere, per gli inquirenti Gargiulo era un narcotrafficante di spessore, che aveva gestito piantagioni sui Monti Lattari da monopolista; dopo le operazioni antidroga delle forze dell’ordine aveva “delocalizzato” le coltivazioni di marijuana spostandole in Abruzzo e in Cilento. Nel settembre 2018 era stato arrestato a Roscigno, in provincia di Salerno, sorpreso dalle fiamme gialle insieme ad altre due persone proprio mentre si occupava delle piante; in quella circostanza la Guardia di Finanza scoprì una piantagione con centinaia di piante di circa 2 metri di altezza, irrigata con un tubo lungo oltre 150 metri, nascosto ingegnosamente nel terreno e collegato ad un’autoclave.

 

Da quanto emerso dalle indagini l’omicidio di Ciro Gargiulo potrebbe essere stato ordinato dal clan Di Martino, cosca egemone dei Monti Lattari con roccaforte a Iuvani, zona impervia tra Gragnano e Pimonte. L’organizzazione criminale avrebbe appunto messo nel mirino ormai da anni l’obiettivo di controllare in maniera monopolistica la montagna che sovrasta Lettere e Casola, zona strategica e redditizia per i traffici di marijuana, eliminando fisicamente i competitor.

 

Gargiulo era infatti, secondo gli investigatori, una figura scomoda ai Di Martino che avrebbero pensato di eliminarlo. Ed è in questo scenario, per l’Antimafia, sarebbe emersa la figura criminale di Alfonso Cesarano, il fedelissimo dei Di Martino ammazzato la scorsa estate. L’ipotesi degli investigatori è che i due delitti possano essere in qualche modo collegati.