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L'INCONTRO
17 aprile 2026
L'INCONTRO
Casandrino, al Sacro Cuore la Misericordia raccontata dai detenuti: «Nessuno è irrecuperabile»
Il momento di confronto promosso dal parroco don Antonio Cimmino ha visto protagonisti alcuni detenuti del carcere di Secondigliano che hanno intrapreso un percorso di conversione.
Un incontro che ha lasciato il segno, capace di scuotere coscienze e abbattere pregiudizi. Nei giorni scorsi, la parrocchia del Sacro Cuore di Casandrino è diventata luogo di ascolto, confronto e profonda umanità. Ospitando un momento dedicato al tema della misericordia e dell’inclusione. L’iniziativa, voluta dal parroco don Antonio Cimmino, ha visto protagonisti alcuni detenuti della casa circondariale di Secondigliano. Uomini segnati da errori e condanne, ma anche portatori di una testimonianza autentica di cambiamento, fede e rinascita.
«Così possiamo toccare con mano la misericordia di Dio. Questi ragazzi sono passati dalle tenebre alla luce», ha spiegato don Antonio. Un messaggio chiaro, che sfida una convinzione ancora diffusa: quella secondo cui chi sbaglia non abbia possibilità di riscatto. «Nessuno agli occhi di Dio è irrecuperabile», ha aggiunto. Parole che hanno trovato conferma nelle testimonianze, intense e cariche di emozione, offerte dai detenuti stessi. A parlare sono stati Vincenzo, Giovanni, Leonardo e Pasquale, dal reparto Mediterraneo del carcere di Secondigliano. Le loro voci, tremanti ma determinate, hanno raccontato un percorso interiore profondo. Vissuto tra le mura di una cella ma capace di trasformarsi in libertà dello spirito.
«Ci sembra strano essere noi, uomini che hanno sbagliato, a parlare di fede», hanno detto. «Eppure è proprio lì, tra quelle quattro mura, che abbiamo imparato cosa significa davvero». Un cammino fatto di cadute, rimorsi, ma anche di incontri decisivi: cappellani, volontari, suore. Persone che – come hanno sottolineato – «non portano solo parole, ma presenza, ascolto, amore vero». Un passaggio che ha colpito profondamente i presenti è stato il richiamo alla misericordia di Dio. «Non guarda dove siamo, ma com’è il nostro cuore. Anche se non lo cerchi, Lui è già lì».
Una fede riscoperta nella fragilità. Capace di trasformare il dolore in speranza e il passato in una possibilità nuova. Non meno toccante la testimonianza di una madre, salita sul palco con la voce segnata dall’emozione. «Sono la mamma di un detenuto», ha esordito. Un racconto che è diventato confessione e, allo stesso tempo, messaggio per tutta la comunità.Per anni aveva visto il carcere come un luogo esclusivamente punitivo.
Poi, nel 2019, l’arresto del figlio e una condanna a 14 anni hanno cambiato tutto. «Mi sono ritrovata in un mondo che non conoscevo», ha raccontato.
E proprio lì, in quel mondo, ha scoperto una realtà diversa: quella della rieducazione, del sostegno, della rinascita. «Mio figlio è cambiato: si è laureato, ha intrapreso un cammino di fede», ha detto con orgoglio. Un cambiamento reso possibile non solo dalla forza della famiglia, ma anche dal lavoro quotidiano di educatori, cappellani e volontari. «Persone instancabili che aiutano chi ha sbagliato a rimettersi in piedi».
Il momento più intenso è arrivato quando ha parlato della grazia di poter essere presente. Proprio quel giorno, accanto al figlio in permesso. «La misericordia di Gesù è grande», ha sussurrato, tra gli applausi commossi dei presenti.
L’incontro si è concluso con un appello semplice ma potente: non giudicare. «Mettiamo i nostri figli nelle mani del Signore, che perdona e non condanna». Una giornata che, per molti, non resterà solo un ricordo. Ma un punto di svolta. Perché, come hanno dimostrato quelle voci arrivate “da dietro le sbarre”, il cambiamento è possibile. E la speranza, anche nei luoghi più impensati, può ancora fiorire.

