Scioglimento a Caserta, incandidabile l’ex sindaco
L'INCHIESTA
17 aprile 2026
L'INCHIESTA

Scioglimento a Caserta, incandidabile l’ex sindaco

Sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dopo lo scioglimento del Comune: accuse di corruzione, appalti truccati e voto di scambio
Angela Conte

Sono state determinanti per lo scioglimento del Comune di Caserta, avvenuto nel 2025, le indagini del giugno e dell’ottobre del 2024, operate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. L’inchiesta ha portato alla sentenza di ieri del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha dichiarato l’incandidabilità dei responsabili politici. Tra questi, l’allora assessore ai lavori pubblici Massimiliano Marzo e il vicesindaco Emiliano Casale, accusati di corruzione e voto di scambio in relazione alle elezioni comunali del 2021.

Giugno 2024

Attualmente sotto processo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dalle indagini del giugno 2024 è emerso che i due avrebbero truccato gli appalti per affidarli a determinati imprenditori in cambio di sostegno elettorale. Marzo, sospettato anche di acquisti di materiale edile nella sua azienda, ha chiesto il rito abbreviato, come accaduto anche per altri indagati, mentre a Casale spetta il rito ordinario.

Ottobre 2024

L’indagine dell’ottobre 2024, avviate ancora per corruzione, riguardava comunque il settore degli appalti, ma stavolta per il verde pubblico. È così emersa l’esistenza di un sistema collaudato di appalti comunali truccati e aggiudicati sempre agli stessi operatori dietro il pagamento di tangenti o favori.

Indagato anche l’ex sindaco

Nonostante l’ex sindaco Marino non figuri nelle due inchieste, ma è sotto processo per un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, relativa all’appalto per la raccolta dei rifiuti avvenuto nel 2021, insieme ad un personaggio, Carlo Savoia, ritenuto dalla Dda come un colletto bianco vicino ai clan.

Ulteriori crimini nell’amministrazione

I giudici del tribunale civile sammaritano, nel motivare la sentenza di incandidabilità, danno però conto anche di altre vicende che hanno portato allo scioglimento dell’ente. Tra essi i lavori per la realizzazione a Caserta di una strada tra via Volta e via Carcas.  La ditta, la Edil Idea, alla quale è stato affidato l’incarico, era passata da poco alla direzione di Cipriano Licenza, figlio di Luciano, quest’ultimo condannato a 6 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso per essere stato ritenuto vicino al clan Zagaria. La variazione societaria non sarebbe stata comunicata alla Prefettura, eludendo così il sistema di prevenzione antimafia, e la stessa società avrebbe poi espletato lavori Superbonus nel condominio in cui risiede proprio Marino (committente e responsabile dei lavori).

Ad arricchire il quadro, c’è poi la vicenda della gestione dei parcheggi IV Novembre ed ex Caserma Pollio. Entrambi gli spazi erano stati chiusi, decisione che ha portato consistenti disagi per cittadini. Il motivo del blocco sarebbe stata la gestione, in una sorta di “regime di oligopolio”, dalla famiglia Dresia, imparentata con i Mazzara, legati al clan dei Casalesi.