Brand Sorrento, l’ombra della corruzione: l’indagine su gare pilotate per la promozione turistica
LA MAXI-INCHIESTA
19 aprile 2026
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Brand Sorrento, l’ombra della corruzione: l’indagine su gare pilotate per la promozione turistica

Secondo gli inquirenti c'era un sistema di accordi corruttivi legati al “brand Sorrento”, mentre resta aperto il dossier al Ministero dell'Interno sull’ipotesi scioglimento del Comune.
Michele De Feo

I fari degli inquirenti sulle procedure per la promozione turistica. Mentre resta alta l’attenzione sull’ipotesi scioglimento del Comune. Con indiscrezioni e cautela in attesa delle decisioni del Viminale. Dietro al “brand Sorrento”, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe mosso un sistema strutturato. Fatto di accordi corruttivi, pressioni e denaro contante.

L’ex sindaco e il fiduciario. Un meccanismo che vede al centro l’ex sindaco Massimo Coppola,. Affiancato dal suo fiduciario Raffaele Guida e da una rete di imprenditori e funzionari pubblici. Il punto di partenza è proprio la promozione del territorio. Nell’affidamento per la «promozione del Brand Sorrento presso aeroporti, stazioni ferroviarie e città», emerge la ricostruzione di un presunto passaggio di denaro in contanti. Coppola, con Guida come intermediario, avrebbe ricevuto da un professionista «una somma di denaro pari a 20.000 euro», di cui «10.000 euro» destinati direttamente al sindaco «quale prezzo dell’asservimento della sua qualità e delle sue funzioni».

Un patto corruttivo. Un episodio che, secondo l’accusa, si inserisce in un «patto corruttivo» finalizzato ad assicurare l’aggiudicazione dell’affidamento. Il ruolo di Guida, secondo gli atti, è centrale: indicato come intermediario tra politica e imprese, avrebbe gestito i rapporti con gli operatori economici affidatari degli appalti, risultando anche beneficiario diretto di parte delle somme.

La campagna marketing. La stessa dinamica si sarebbe ripetuta nella campagna più rilevante, quella da oltre 536mila euro per la «realizzazione della campagna marketing per la promozione del territorio sorrentino – anno 2022», Affidata a una società riconducibile a un altro professionista. In questo caso, si legge negli atti, «la somma di 40.000 euro in contanti» sarebbe stata consegnata a Guida. E poi in parte girata al sindaco. Anche qui, il presunto movente sarebbe stato quello di garantire l’affidamento e orientare la commissione giudicatrice.

Il sistema. L’inchiesta entra nel dettaglio anche del funzionamento delle procedure. Un dirigente comunale e un componente della commissione, la cui nomina sarebbe stata decisa a monte, sarebbero stati coinvolti nel meccanismo decisionale. Il dirigente, secondo gli atti, avrebbe subito «indebite pressioni» per pilotare la gara. Il quadro si estende poi alla successiva campagna per la «promozione e internazionalizzazione del brand Sorrento con focus Asia, Europa e Italia». Dove la regia, secondo la Procura, sarebbe rimasta invariata. Stesso schema, stessi interlocutori, con una cifra contestata di «5.000 euro in contanti» collegata all’affidamento di un progetto pubblico da oltre 146mila euro.

Lo sguardo rivolto al Viminale. In questo contesto, resta sullo sfondo anche il piano istituzionale. I dossier relativo al Comune è all’attenzione del Viminale. E nei giorni scorsi si sono rincorse voci sulla possibile decisione di non sciogliere prima del voto. Ma sul territorio prevale una fase di attesa prudente in attesa di decisioni ufficiali.