Vesuvio Oplonti in A, l’impresa di Torre Annunziata
VOLLEY
20 aprile 2026
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Vesuvio Oplonti in A, l’impresa di Torre Annunziata

La scalata dalla Prima Divisione alla massima serie in sei anni
Anna Santaniello

C’è un momento, nello sport, in cui la realtà supera ogni previsione e diventa racconto. È quello che sta vivendo Torre Annunziata, dove la Vesuvio Oplonti, una squadra di pallavolo femminile, ha scritto una pagina che va ben oltre il campo da gioco, conquistando una storica promozione in Serie A. “Chiaramente nessuno immaginava un risultato del genere”, confessa il direttore generale Carmine Arpaia, ripercorrendo un cammino costruito passo dopo passo. Giornata dopo giornata, la squadra si è ritrovata in vetta, fino a condividere il primato con Tonno Callipo e a intravedere, dopo Pasqua, un traguardo che sembrava lontano. “Fra quattro sabati dovremmo festeggiare entrambe il passaggio in Serie A”, aggiunge. Eppure questa non è solo una storia sportiva.

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Progetto nato sei anni fa 

È una storia di trasformazione. Sei anni fa il progetto femminile partiva dalla Prima Divisione, mentre oggi si ritrova nell’élite della pallavolo italiana. Un salto che ha un valore ancora più forte se si guarda al contesto: “È la prima volta che sulla fascia Napoli-Salerno arriva una realtà del genere”, sottolinea Arpaia. Il cuore pulsante di questa impresa è la palestra “Catello Scala”, una palestra di periferia dell’istituto Leopardi, nel plesso Isonzo. Un luogo che in passato era stato segnato da furti, incuria e abbandono, diventando quasi simbolo delle difficoltà di un territorio spesso raccontato solo attraverso la cronaca nera. Oggi, invece, quello stesso spazio è tornato a vivere. Il rumore dei palloni ha sostituito il silenzio, le voci delle atlete hanno preso il posto del degrado. “Non è solo il risultato sul campo, ma dove è stato ottenuto”, insiste il direttore. In un quartiere complesso, quello dei “Palazzi dei Poveretti”, la società ha fatto molto più che allenare atlete, ha restituito dignità a un luogo e speranza a chi lo vive ogni giorno. Quella palestra è diventata un presidio sociale, un punto di riferimento per i giovani del quartiere. Non solo sport, ma un’alternativa concreta alla strada, un’opportunità per crescere in un ambiente sano. Torre Annunziata, oggi, non è solo teatro di difficoltà, ma anche esempio di riscatto. Allenarsi e giocare lì è stato possibile fino ad oggi, ma il futuro apre interrogativi. “Per la Serie A servono altre misure di sicurezza, non sappiamo se riusciremo a sostenerle”, ammette Arpaia. Intanto, però, Torre Annunziata è “sulla bocca di tutti”, e questa volta per qualcosa di positivo, qualcosa che unisce e rende orgogliosa un’intera comunità. Arpaia sorride quando parla delle giocatrici arrivate da lontano: “Avevo detto loro che a Napoli si piange due volte, quando si arriva e quando si parte”. E la speranza è chiara: “Vorremmo che non andassero via, abbiamo bisogno di loro anche l’anno prossimo”.

Il presidente Cirillo

Accanto a lui, il presidente Angelo Cirillo riavvolge il nastro fino alle origini. La società nasce nel 1982, dalla passione dello zio, con una forte vocazione sociale. “Operare in un quartiere difficile è sempre stato il nostro obiettivo”, racconta. Dal 2019 ha raccolto il testimone, spostando il focus sulla pallavolo femminile, scelta che si è rivelata vincente. Il percorso non è stato casuale, ma costruito con programmazione. “Lavoriamo su cicli di due anni”, spiega. Dopo aver consolidato la B1, la squadra si è posta l’obiettivo di competere ai vertici. E oggi quel traguardo è realtà. “È uno di quei sogni che da bambino pensi di non poter realizzare”, confida, lasciando emergere l’incredulità. La promozione, però, non appartiene solo alla squadra. “È un motivo di orgoglio per tutto il territorio”, ribadisce Cirillo. Un segnale forte che dimostra come anche al Sud si possano costruire eccellenze sportive. Resta però un nodo cruciale: la casa della Serie A. L’attuale struttura non è omologabile, e i tempi stringono. “Abbiamo bisogno del supporto delle istituzioni”, lancia l’appello il presidente Cirillo. Ma il suo non è un semplice invito: è una richiesta chiara, urgente, quasi necessaria. Senza un impianto adeguato, il rischio è che questo sogno appena realizzato possa fermarsi proprio sul più bello. “Abbiamo dimostrato cosa si può fare con le nostre forze, ma ora da soli non basta più”. Il riferimento è diretto alle istituzioni locali e al tessuto imprenditoriale: serve un intervento concreto, rapido, capace di garantire alla squadra una casa all’altezza della Serie A. Il messaggio è forte anche per la città: sostenere questa realtà significa sostenere un modello positivo, un esempio per i giovani, una risposta concreta a chi pensa che certi traguardi siano irraggiungibili. “Abbiamo bisogno che tutti scendano in campo con noi”, insiste Cirillo. E allora questa promozione diventa qualcosa di più grande: un vero simbolo di riscatto. In mezzo alle difficoltà di Torre Annunziata, brilla una realtà capace di unire sport e riscatto. Una storia che oggi emoziona, ma che adesso più che mai ha bisogno di essere difesa, sostenuta e accompagnata, affinché non resti solo una favola, ma diventi un punto fermo per il futuro.