FOCUS | Il grande buio: analisi della crisi sistemica e piano di rigenerazione del calcio italiano
Il fallimento della qualificazione ai Mondiali 2026 contro la Bosnia non rappresenta un semplice incidente di percorso, ma la certificazione…
Ci sono storie che non fanno rumore, che non riempiono gli stadi né le prime pagine, ma che custodiscono l’anima più autentica del calcio. Storie fatte di terra battuta, di palloni consumati e di insegnamenti tramandati quasi in silenzio. Quella di Alessandro Manzo è una di queste.
Ha solo 18 anni, eppure sulle spalle porta già qualcosa di più grande di lui: una responsabilità, una memoria, un sogno che non è soltanto il suo. Oggi allena i ragazzi della Boys Savoia di Torre Annunziata, fianco a fianco con l’esperto Carmine Parlato, imparando ogni giorno cosa significa guidare, educare, credere. Ma soprattutto, prova a dare continuità a un’eredità a una passione nata in famiglia.
Perché Alessandro non è solo un giovane allenatore. È il nipote di Ciro Blando, uno di quei nomi che, per anni, hanno rappresentato un punto fermo per il calcio del territorio. Un direttore sportivo che non costruiva solo squadre, ma comunità. Che non cercava solo talenti, ma uomini.
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Oggi Ciro Blando non frequenta più i campi. I problemi di salute lo hanno costretto a fermarsi, a osservare da lontano quel mondo che è stato la sua casa per una vita intera. Eppure, in qualche modo, continua a esserci. Nei gesti, nelle parole, nelle scelte di Alessandro.
Chi li conosce racconta che, durante gli allenamenti, ci sono momenti in cui il tempo sembra fermarsi. Un consiglio dato con calma, una correzione fatta con pazienza, uno sguardo attento su un ragazzo in difficoltà. In quei frammenti, il passato incontra il presente. E il presente prova a costruire il futuro. Alessandro non alza mai la voce più del necessario. Non cerca scorciatoie. Lavora, osserva, impara. E trasmette. Ai suoi giovani calciatori insegna che il calcio non è solo competizione, ma rispetto, sacrificio, appartenenza. Valori che non si leggono sui tabellini, ma che restano dentro.
In un tempo in cui tutto corre veloce, lui ha scelto di fermarsi dove conta davvero: nel cuore del calcio di provincia, quello che resiste, quello che forma. Con un obiettivo chiaro, quasi ostinato: rilanciare il movimento sul territorio campano, partendo dai più piccoli, da chi il calcio lo sta appena scoprendo.