Torre Annunziata, omicidio di Mamma Coraggio: chiesto l’ergastolo per Tamarisco
IL PROCESSO
23 Aprile 2026
IL PROCESSO

Torre Annunziata, omicidio di Mamma Coraggio: chiesto l’ergastolo per Tamarisco

Il delitto nel rione Poverelli, Tamarisco è considerato il mandante dell'uccisione di Matilde Sorrentino
Michele De Feo

Una richiesta netta, senza attenuanti: ergastolo. È questa la pena invocata dalla Procura generale al termine della requisitoria nel processo di appello bis per l’omicidio di Matilde Sorrentino, la donna simbolo di coraggio civile, uccisa dopo aver denunciato un presunto giro di pedofilia nel rione Poverelli di Torre Annunziata.

Questa mattina si è svolta la terza udienza davanti alla Corte, un passaggio cruciale in un procedimento che torna a interrogare la giustizia e la memoria collettiva. I magistrati hanno ribadito la “solidità dell’impianto accusatorio” nei confronti di Francesco Tamarisco, ritenuto il mandante dell’agguato mortale. Per l’accusa, il delitto sarebbe maturato in un contesto di controllo criminale del territorio, dove la voce di chi denuncia diventa una minaccia da eliminare.

Il processo arriva a questo nuovo snodo dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione sulla precedente condanna all’ergastolo. Un passaggio tecnico, ma decisivo, che ha riaperto il confronto tra accusa e difesa su responsabilità e movente.

Mamma coraggio, ennesimo colpo di scena al processo: dubbi sulla credibilità di un pentito

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Sono passati ventidue anni dalla sua morte, eppure nelle aule di giustizia «Mamma coraggio» continua a cercare verità. È entrato…

Matilde Sorrentino, definita “mamma coraggio”, aveva scelto di non restare in silenzio. Le sue denunce avevano scosso equilibri delicati, portando alla luce una realtà che, secondo gli inquirenti, intrecciava degrado sociale e criminalità organizzata. La sua uccisione, avvenuta nel 2004, è diventata negli anni uno dei casi emblematici della lotta contro la camorra e contro ogni forma di sopraffazione.

La prossima settimana sarà il turno della difesa, che tenterà di smontare le accuse e ribaltare la ricostruzione della Procura. Poi, la parola passerà ai giudici, chiamati a scrivere un nuovo capitolo giudiziario su una vicenda che resta aperta nella coscienza del territorio.

La sentenza è attesa con forte tensione, non solo tra le parti in aula, ma anche tra chi, da anni, chiede verità e giustizia per una donna che ha pagato con la vita il prezzo della denuncia.