Riforma della Sanità: scontro regione-medici
SANITA'
24 aprile 2026
SANITA'

Riforma della Sanità: scontro regione-medici

Stanziati fondi per rafforzare la sanità territoriale, ma la riforma dei medici di base divide e apre il fronte del sindacato.
Angela Conte

Stanziati 98 milioni di euro da parte della Regione Campania per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale. La misura riguarda la copertura derivante dal reclutamento del personale, sia dipendente che convenzionato.

«L’intervento è funzionale all’attuazione del nuovo modello organizzativo dell’assistenza territoriale, in coerenza con gli standard nazionali e con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). In particolare, i finanziamenti consentiranno di rafforzare le strutture della rete territoriale – Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunità e Unità di Continuità Assistenziale – con l’obiettivo di garantire servizi sanitari più capillari, accessibili e rispondenti ai bisogni di salute dei cittadini» ha dichiarato il governatore della Campania, Roberto Fico.

Il contesto legislativo

La decisione è stata presa in seguito alla decisione del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, di riformare la Medicina Territoriale, trasformando i medici di base in dipendenti pubblici all’interno di specifiche Case di Comunità amministrate dall’ASL.

Lo scopo dichiarato è evitare che la gente vada in Pronto Soccorso per problemi che potrebbero essere risolti dal medico di base, creando una rete territoriale più solida. Tuttavia, le problematiche evidenziate dai medici di base riguardano i collaboratori che lavorano al loro fianco, esclusi dal discorso della riforma organizzativa. Oggi, infatti, i medici di famiglia (MMG) sono liberi professionisti convenzionati e assumono direttamente i propri collaboratori. Il timore è che lo Stato non preveda l’assorbimento automatico di queste figure, lasciandole quindi senza contratto.

La voce del sindacato

La riforma è stata accolta con non poche polemiche da parte della Fimmg Campania, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, la quale ha commentato la scelta di Fico di avviare prontamente i lavori in merito alla riforma.

«Prima ancora di discutere di modelli organizzativi, il ministro Schillaci dovrebbe dire con chiarezza cosa accadrebbe alle migliaia di collaboratori di studio che oggi rendono possibile il lavoro quotidiano dei medici di famiglia. Su scala nazionale parliamo di oltre 35 mila lavoratrici e lavoratori che potrebbero essere espulsi dal sistema». Lo ha detto Luigi Sparano, segretario regionale vicario Fimmg Campania. «Una riforma costruita senza un vero confronto con le rappresentanze di categoria – prosegue Sparano – non potrà mai avere la nostra approvazione, perché non sarà mai centrata realmente sul problema e non produrrà alcuna soluzione concreta. Non si può pensare di riscrivere la medicina generale ignorando chi ogni giorno tiene in piedi l’assistenza di prossimità».

La perdita di empatia con il territorio

Il nodo non è soltanto contrattuale perché, secondo Fimmg Campania, trasformare il medico di medicina generale in una figura dipendente da una struttura rischia di cancellarne il ruolo professionale e intellettuale: «Questo modello farebbe scomparire il medico di famiglia così come i cittadini lo conoscono. La medicina generale non è uno sportello, non è una stanza dentro una struttura muraria, non è un turno orario. È una relazione personale, costruita nel tempo, fondata sulla conoscenza delle famiglie, dei territori, delle fragilità sociali e sanitarie».

L’indebolimento della prevenzione

Il sindacato richiama anche il valore della medicina di iniziativa, della prevenzione e della conoscenza dei territori. «La Campania – osserva Sparano – non è tutta uguale. Non lo sono le aree interne, le periferie urbane, i piccoli comuni, le isole, i quartieri ad alta vulnerabilità sociale. Lo stesso vale per l’Italia intera. Pensare di applicare un modello uniforme, centrato su strutture fisiche e orari rigidi, significa non capire che la medicina generale vive nella prossimità. Prevenzione, screening, vaccinazioni, presa in carico dei cronici e intercettazione precoce del disagio funzionano perché esiste una relazione stabile tra le persone assistite e il proprio medico».

Particolarmente critico, per Fimmg Campania, è il richiamo alla riduzione degli accessi in pronto soccorso come obiettivo della riforma. «Dire che il medico di famiglia debba operare in una struttura muraria, in un ambito dipendente e orario, con lo scopo di ridurre gli accessi in pronto soccorso – afferma Sparano – significa ignorare i milioni di contatti quotidiani che i medici di famiglia italiani assicurano ogni giorno alla popolazione. Quei contatti non sono burocrazia: sono visite, consigli, monitoraggi, prescrizioni, prevenzione, gestione delle cronicità, risposte a fragilità che altrimenti finirebbero proprio nei pronto soccorso».

Più vicini al modello statunitense

Il rischio, per il sindacato, è di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato. «In un sistema che vede aumentare cronicità, vulnerabilità e fragilità – conclude Sparano – togliere forza alla medicina generale significherebbe creare un vuoto. E quel vuoto produrrebbe più accessi diretti ai pronto soccorso, non meno. Ma soprattutto aprirebbe definitivamente la strada alla medicina privata e alle assicurazioni, che non aspettano altro. Sarebbe un passo verso un modello più simile a quello statunitense, dove chi ha risorse si cura e chi non le ha resta indietro. È l’opposto del Servizio sanitario nazionale universale ed egualitario che abbiamo garantito finora e che la Costituzione ci chiede di difendere».