Bloccati droni con cellulari e droga diretti a Poggioreale
L'OPERAZIONE
25 aprile 2026
L'OPERAZIONE

Bloccati droni con cellulari e droga diretti a Poggioreale

Stupefacenti e telefoni diretti ai boss reclusi a Napoli
Andrea Ripa

Nel carcere di Carcere di Poggioreale, a Napoli, la Polizia Penitenziaria ha portato a termine un’importante operazione di contrasto all’ingresso illecito di materiali proibiti all’interno della struttura detentiva. Il bilancio parla di circa 200 grammi di droga sequestrati e ben 17 telefoni cellulari recuperati. Ben 14 rinvenuti nei padiglioni detentivi e 3 nella zona dei passeggi.

Secondo quanto reso noto dall’Unione Sindacati Polizia Penitenziaria (Uspp), attraverso le dichiarazioni del presidente Giuseppe Moretti e del segretario regionale Ciro Auricchio, i dispositivi trovati all’esterno dei reparti sarebbero stati con ogni probabilità introdotti mediante l’utilizzo di droni.

“La brillante operazione – hanno commentato i due sindacalisti – rafforza la determinazione della Polizia Penitenziaria nel garantire un ambiente sicuro e conforme alla legalità”. Un risultato che evidenzia però anche una nuova e crescente criticità. L’uso di tecnologie avanzate da parte della criminalità organizzata per aggirare i controlli tradizionali è sempre più diffuso.

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Il fenomeno dei cosiddetti “corrieri volanti”, ovvero droni utilizzati per il trasporto di droga e dispositivi elettronici oltre le mura carcerarie, rappresenta ormai una sfida quotidiana. “Nelle carceri si combatte una vera e propria guerra hi-tech – sottolineano Moretti e Auricchio – e diventa sempre più urgente dotare gli istituti di sistemi anti-drone e jammer, capaci di inibire i segnali e impedire comunicazioni illecite con l’esterno”.

Nonostante le difficoltà strutturali, tra cui il noto deficit di organico, il carcere di Poggioreale continua a mantenere standard elevati di controllo e sicurezza grazie all’impegno del personale. “Un elogio incondizionato – concludono i rappresentanti dell’Uspp – va ai colleghi per la resilienza e la professionalità dimostrate quotidianamente”.

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L’episodio riaccende il dibattito sulla necessità di investimenti tecnologici e risorse umane nel sistema penitenziario italiano, sempre più esposto a nuove forme di criminalità digitale e organizzata.