Zooprofilattico e Covid-19: il «Modello Portici» che ha salvato la Campania
FOCUS SALUTE
25 aprile 2026
FOCUS SALUTE

Zooprofilattico e Covid-19: il «Modello Portici» che ha salvato la Campania

Durante la pandemia, Portici è diventata la "centrale operativa" capace di processare migliaia di tamponi al giorno, garantendo tempi di risposta che hanno permesso di isolare i cluster prima che diventassero incontrollabili
metropolisweb

Se c’è un momento preciso in cui il concetto accademico di “One Health” si è trasformato in una barriera fisica contro una minaccia globale, quel momento è la primavera del 2020. Mentre le strade del Mezzogiorno si svuotavano per il lockdown, i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) di Portici si accendevano di una luce nuova, diventando il cuore pulsante della difesa sanitaria regionale. L’esperienza del Covid-19 per l’Istituto, allora sotto la guida di Antonio Limone, non è stata solo un compito istituzionale, ma una vera e propria “prova del fuoco” che ha ridefinito il ruolo della medicina veterinaria moderna.

Il Motore della Diagnostica

Nelle prime settimane della pandemia, l’Italia si trovò di fronte a un nemico invisibile con armi spuntate: i laboratori ospedalieri erano al collasso, incapaci di reggere l’urto di una richiesta di tamponi che cresceva esponenzialmente. È qui che l’IZSM ha compiuto il suo primo, decisivo miracolo logistico. L’Istituto ha messo a disposizione le sue tecnologie di biologia molecolare avanzata, solitamente impiegate per il monitoraggio delle epidemie zootecniche. Veterinari, biologi e tecnici, abituati per decenni a gestire focolai su larga scala negli allevamenti, hanno applicato la stessa metodologia industriale e rigorosa ai campioni umani. Il “passaggio” non è stato semplice: è stato necessario riconvertire spazi, formare il personale a protocolli di biosicurezza estremi e integrare i sistemi informatici con quelli della sanità civile. Eppure, in tempi record, Portici è diventata la “centrale operativa” capace di processare migliaia di tamponi al giorno, garantendo tempi di risposta che hanno permesso di isolare i cluster prima che diventassero incontrollabili.

La Caccia alle Varianti: Il Sequenziamento Genomico

Oltre alla diagnostica di massa, l’IZSM ha giocato un ruolo cruciale nella fase più complessa della pandemia: l’identificazione delle mutazioni. Quando il virus ha iniziato a trasformarsi, dando vita alle cosiddette “varianti” (Alfa, Delta, Omicron), la Campania ha potuto contare su un’eccellenza tecnologica rara nel panorama nazionale.Grazie a piattaforme di sequenziamento di nuova generazione (NGS), l’Istituto ha monitorato in tempo reale l’evoluzione del SARS-CoV-2. Ogni tampone “anomalo” veniva analizzato geneticamente per mappare la diffusione del virus sul territorio. Questa attività non era solo ricerca pura, ma intelligence sanitaria: permetteva all’Unità di Crisi regionale di capire dove il virus stava diventando più contagioso o aggressivo, orientando le decisioni politiche su chiusure e zone rosse. Il laboratorio di Portici è diventato così una sentinella genomica, capace di leggere il codice del nemico per anticiparne le mosse.

Dagli Animali all’Uomo: L’Esperienza che ha fatto la Differenza

Perché un istituto zooprofilattico è stato così efficace nel gestire un’emergenza umana? La risposta risiede nel DNA stesso della medicina veterinaria. Il Direttore Iovane ha più volte sottolineato come l’approccio “popolazionistico” dei veterinari sia stato l’arma segreta. Mentre il medico umano è formato per curare il singolo paziente, il veterinario dello Zooprofilattico è abituato a gestire la salute di intere popolazioni e territori.Questa visione d’insieme ha permesso all’IZSM di implementare sistemi di tracciamento e analisi epidemiologica che andavano ben oltre il semplice esito di un test. Hanno saputo leggere il virus nel contesto ambientale, comprendendo le dinamiche di salto di specie e le modalità di diffusione in contesti ad alta densità abitativa. È stato il trionfo dell’approccio multidisciplinare: il Covid-19 ha abbattuto i muri tra camici bianchi di diverse specializzazioni, uniti sotto l’egida della scienza di Portici.

Un’eredità per il Futuro

L’esperienza del Covid-19 ha lasciato all’IZSM un patrimonio inestimabile in termini di infrastrutture e competenze. I laboratori potenziati durante l’emergenza oggi continuano a lavorare non solo sui patogeni animali, ma restano pronti a scattare in caso di nuove minacce “cross-specie”.L’impegno dell’Istituto durante la pandemia ha ricevuto riconoscimenti a livello nazionale, confermando che il Mezzogiorno possiede punte di diamante tecnologiche capaci di guidare il Paese nelle crisi più buie. Portici non è stata solo una sede di analisi, ma un simbolo di resilienza e innovazione, dimostrando che la salute dei cittadini campani passa inevitabilmente per la ricerca scientifica d’eccellenza che si svolge tra le mura della Reggia.