Morte di Domenico, nuova bufera sul Monaldi: «Relazioni decisive mai consegnate»
TRAPIANTO FALLITO
29 aprile 2026
TRAPIANTO FALLITO

Morte di Domenico, nuova bufera sul Monaldi: «Relazioni decisive mai consegnate»

Nuove ombre sulla morte del bimbo di appena due anni morto a seguito di un trapianto fallito nell'ospedale napoletano
Andrea Ripa

Nuovi sviluppi, e nuove ombre, sull’inchiesta per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi. Al centro della vicenda, ora, la mancata trasmissione di documenti ritenuti fondamentali per ricostruire quanto accaduto nelle settimane precedenti al decesso.

A denunciarlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Marcolino. Secondo il legale né il collegio dei periti nominato dal gip del Tribunale di Napoli né i pubblici ministeri avrebbero ricevuto cinque relazioni dell’Heart Team, l’organismo deputato a valutare la trapiantabilità del piccolo paziente. Si tratta di valutazioni datate 6, 11, 13, 16 e 18 febbraio. Tutte con esito negativo. Redatte quando il bambino si trovava già ricoverato in terapia intensiva e collegato all’Ecmo. Il macchinario lo aveva tenuto in vita dal 23 dicembre 2025, giorno del trapianto fallito.

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La circostanza, riferisce il legale, sarebbe emersa durante le operazioni peritali svolte al Policlinico di Bari. Petruzzi ha quindi depositato personalmente in Procura la documentazione ritenuta mancante. Parlando di un fatto “estremamente grave” perché quei documenti rappresenterebbero “uno snodo essenziale” per la ricostruzione della vicenda clinica.

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“Dalla lettura integrata delle relazioni degli Heart Team con gli altri atti sanitari – sostiene il legale – emergono elementi coerenti con un profilo di rilevanza penale aggravato, che potrebbe configurare anche il dolo eventuale”. Non solo. Con un’integrazione di denuncia presentata al sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, la difesa chiede di estendere le indagini anche ai dirigenti competenti dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. Ipotizzando responsabilità per la mancata consegna della documentazione.

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Secondo Petruzzi, l’omissione “non è una semplice irregolarità burocratica”. Potrebbe configurare una condotta “quantomeno gravemente colposa”, se non addirittura consapevole, finalizzata a sottrarre elementi utili all’accertamento della verità. Tra le ipotesi di reato avanzate figurano l’occultamento o la soppressione di atti, la falsità ideologica per omissione e l’intralcio all’attività dell’autorità giudiziaria. Il legale chiede inoltre alla Procura di valutare se la mancata trasmissione dei documenti possa rientrare in una strategia più ampia, tale da compromettere la completezza delle indagini e la valutazione delle scelte cliniche adottate.

Un nuovo capitolo, dunque, in un’inchiesta già complessa e delicata. Un’indagine che continua a sollevare interrogativi pesanti sulla gestione sanitaria e documentale del caso. E mentre la famiglia chiede verità e giustizia, ora l’attenzione degli inquirenti potrebbe allargarsi anche ai vertici amministrativi dell’ospedale.